A Jackson Browne ridussero il budget ma lui incise un album memorabile

Late for the sky fu l’album che gli aprì le porte della Top Twenty americana

50 anni fa la musica

Fra le poche fonti di informazione rock di quegli anni, dal ’73 al ’76 va ricordata Popoff, trasmissione serale di Radiodue con tanti conduttori fra i quali il più interessante era Carlo Massarini, tuttora in giro. Fra le tante cose che suggeriva c’era una vera e propria ossessione per Miss Joni Mitchell e Brother Jackson Browne, come li chiamava lui, che in quegli anni tirarono fuori cose formidabili. For everyman, secondo album di Browne, era andato bene ma come realizzazione era costato abbastanza: per il terzo album David Geffen diede a Jackson metà del budget e del tempo a disposizione. E lui gli tirò fuori un capolavoro. Suggestivo sin dalla copertina, così evidentemente debitrice a Magritte, Late for the Sky è un disco davvero ispirato dall’inizio alla fine, senza stare a guardare regole e costrizioni, come ad esempio quella dei pezzi brevi per essere trasmessi dalle radio o quella della hit da classifica. Sono storie, spesso molto cinematografiche e forse un po’ più sentimentali di quelle del suo amico Bruce in quel momento, che compongono un disco fondamentale per la musica americana di allora. Let the music keep our spirits high!

Curiosità: se vedendo la copertina vi siete detti “Io ho visto IL quadro originale” siete perlomeno imprecisi. René Magritte infatti dipinse dall’inizio degli anni ’50 molte versioni di “L’impero delle luci”: le tre forse più famose sono al Moma di New York, al Guggenheim di Venezia e al Museo Reale di Bruxelles, ma ne esiste un’altra decina.

La Rubrica 50 anni fa la musica 

 

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Pubblicato il 19 Settembre 2024
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