In aula Lavinia Limido, la vittima del killer Manfrinati: “Lo credevo l’uomo della mia vita, poi sono fuggita”
In aula il lungo racconto della vittima di stalking scampata all’omicidio di Casbeno. La cartolina di Manfrinati dal carcere rivolto al suocero morto: “Condoglianze per quel brav’uomo”
“La nostra relazione si è conclusa nel luglio del 2022. Mi trattava male, questo il motivo della mia fuga da quello lì. Credevo fosse l’uomo della mia vita invece…”. Ore 10: comincia il racconto di Lavinia Limido in aula a Varese per il processo che vede imputato il suo ex marito Marco Manfrinati per stalking.
In apertura di seduta è stata informata la corte della spedizione di una cartolina da parte di Marco Manfrinati dal carcere di Busto Arsizio: “Condoglianze per la morte di quel brav’uomo quattro mesi fa, che sarà tra gli angioletti” inviata alla famiglia Limido.
In seguito Lavinia Limido ha cominciato a rispondere alle domande del pubblico ministero. Una deposizione dove la teste, con voce decisa e calma ha ripercorso i due anni da incubo. Prima della fuga “per lui ero una fallita, mi sminuiva perché non avevo fatto l’esame di avvocato, diceva che guadagnavo troppo poco: ‘tu dipendi da me’. Ha sempre messo in dubbio la mia capacità di essere madre. Ha sempre cercato di allontanarmi dai miei genitori. Era accecato da gelosia e invidia, non capiva le dinamiche della mia famiglia”.
Poi la decisione di scappare. È la seconda udienza dibattimentale nella quale viene affrontato il reato contestato a Marco Manfrinati e che ha portato ad un arresto postumo, dopo i fatti consumatisi il 6 maggio scorso a Varese quando è stato ucciso con 21 coltellate Fabio Limido, 70 anni, che ha tentato di difendere la figlia Lavinia, 37, colpita al volto e accoltellata al collo, fuori dal posto di lavoro (per quei fatti Manfrinati è in cella con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato e tentato omicidio premeditato).

Infatti, in origine, la sequela di episodi raccontati dalla moglie della vittima e madre di Lavinia, l’avvocato Marta Criscuolo che ha testimoniato lungamente in aula la precedente udienza, hanno permesso di ricostruire tutti gli atteggiamenti contestati a Manfrinati che vanno dalle minacce ai danneggiamenti, alle aggressioni: tutti comportamenti rivolti alla famiglia della moglie, dove la donna aveva trovato riparo in seguito alla fuga dalla casa coniugale di Busto Arsizio insieme al figlio.
Una scelta che secondo la stessa Marta Criscuolo ha salvato la vita al nipote; una situazione che tuttavia, sul piano delle tutele, per i denuncianti lo stalking e i continui atti persecutori nei loro confronti, ha portato all’unica misura cautelare presa a difesa delle parti offese cioè il divieto di avvicinamento, rivelatosi insufficiente (punto più volte ribadito).
Il difensore dell’imputato Fabrizio Busignani ha prodotto due provvedimenti giudiziari: uno per archiviazione di un procedimento a carico di Lavinia Limido per sottrazione di minore e l’archiviazione sempre a Busto Arsizio per il reato di maltrattamenti in famiglia a carico di Marco Manfrinati.
L’escussione di Lavinia Limido è durata tre ore; nel primo pomeriggio sono state ascoltate le sorelle Cecilia e Lucrezia.
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