Zampa di gallina nella cassetta delle lettere: coppia della Valceresio truffata dal finto avvocato
I coniugi cercano giustizia per dispute di vicinato ma finiscono nella rete di un millantatore che spilla loro oltre 5mila euro. L’uomo condannato a 9 mesi per truffa e assolto per esercizio abusivo di professione

Serata al karaoke, quattro chiacchiere: «Eh, abbiamo dei casini coi vicini di casa, cerchiamo un avvocato». Risposta: «Ma ne conosco io uno bravissimo».
Ma avvocato non era. Al massimo truffatore, dal momento che il giudice ha ritenuto colpevole il 45enne finito a giudizio per il solo reato di truffa e non per «esercizio abusivo di una professione», dal quale è stato assolto grazie alla fine difesa dell’avvocato Marco Mainetti, che non ha esitato a citare specifiche decisioni in Cassazione sulle condotte che qualificano il reato. Ma di truffa invece si è trattato (anche se l’imputato è innocente fino a prova contraria), perché durante il processo si è raggiunta la prova del pagamento, nell’arco di circa 6 mesi, di una cifra di circa 5mila euro che la coppia ha sborsato a fronte di servizi illustrati dal finto professionista.
La coppia che ha denunciato, gente semplice, aveva problemi coi vicini: faccende minute ma scortesi, perniciose, che avvelenano il clima al rientro a casa, comportamenti ritenuti scorretti e che ingenerano spaesamento e poca conoscenza sul da farsi. Allora ci voleva l’avvocato, sì. Ma a chi rivolgersi? Ecco il nome che il caso ha voluto arrivasse sulla loro strada. «Ci penso io». Quell’uomo che ispira fiducia e promette di risolvere. Certo, ci vogliono dei soldi per sistemare la cosa. E la coppia comincia a pagare, anche a fronte di risultati “quasi” tangibili.
Un episodio: viene trovata nella cassetta delle lettere dei due coniugi una zampa di gallina, atto brutto dal sapore intimidatorio, che spaventa. E chi c’è nei paraggi? Lui, l’“avvocato” che in pochi minuti arriva sul posto, quasi fosse lì per caso, e promette rapido intervento e soluzione immediata del problema, addirittura assicurando di poter far arrestare i primi sospettati del fatto, i vicini di casa, ça va sans dire (ma chissà chinl’avrà messa, qualla zampa di gallina fra le lettere?).
I fatti si riferiscono a un periodo di tempo che va dal settembre 2019 fino al luglio 2020, quando il finto professionista, a tranches, avrebbe preteso la somma complessiva di 5.300 euro.
Ma nonostante il “cash“, non succede nulla sul piano procedurale, le denunce solo fogli di carta, gli atti giudiziari scritti patacca; e allora marito e moglie, mangiata la foglia, chiamano quello vero, di avvocato, Andrea Prestinoni, che li rappresenta in giudizio come parti civili, alle quali (alla quale, poiché uno dei due coniugi è deceduto nelle more del processo) verrà corrisposta la somma di 14 mila euro a titolo di risarcimento, a cui si sommano i mille di multa, le spese processuali e una condanna a 9 mesi per truffa.
(foto pixebay)
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