“Legge sull’autonomia differenziata scritta male”, Astuti critica la Lega dopo l’intervento della Consulta
Secondo Astuti dall'inizio del dibattito sul tema, più di vent'anni da, è cambiato il contesto economico, sociale e internazionale e oggi ci si dovrebbe confrontare su un'idea di autonomia cooperativa

Il consigliere regionale del Partito democratico Samuele Astuti interviene sulla legge Calderoli sull’autonomia differenziata, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha accolto parzialmente i ricorsi delle quattro Regioni guidate dal centrosinistra (Campania, Puglia, Sardegna e Toscana) che hanno impugnato il provvedimento.
«La Consulta ha fortemente depotenziato la legge Calderoli sull’autonomia – dice Astuti – Ora i tanti proclami della Lega non trovano più nessun riscontro. Leggeremo la sentenza per capire che cosa ne rimarrà in piedi, ma è evidente che la Consulta ha agito con la scure su una legge scritta male, nata più dalla necessità di tenere insieme i vari pezzi della coalizione di destra, e quindi di dare un contentino al Carroccio, che di garantire al Paese, soprattutto al Nord, una riforma sensata. Infatti non è un caso se già il presidente della Calabria Occhiuto, di Forza Italia, ha ribadito la necessità di bloccare il percorso di implementazione, e sinceramente credo che anche Giorgia Meloni abbia tirato un sospiro di sollievo. La Lega, quindi, non riesce a portare a casa la promessa più grande che aveva fatto alle regioni del Nord».
Il consigliere democratico chiede un confronto al presidente Attilio Fontana: «Credo che se Fontana volesse fare le cose seriamente dovrebbe avere il coraggio di venire in Consiglio regionale e confrontarsi veramente con tutti su un’idea di autonomia cooperativa. Ma oggi è ancora più evidente che vada aperto un dibattito sulla riforma del titolo quinto della Costituzione, perché l’introduzione dell’autonomia differenziata risale a più di vent’anni fa e da allora è cambiato il contesto economico, sociale e internazionale. Oggi è prevista la possibilità di devolvere funzioni su materie che non ha senso frazionare tra le Regioni, come il commercio con l’estero, le grandi reti di produzione e diffusione dell’energia e l’istruzione. Se si volesse davvero proporre al Paese un’autonomia differenziata efficace bisognerebbe anche definirne molto meglio il contorno».
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