“Per lo scatto perfetto serve studiare i movimenti dei giocatori”: i segreti della fotografia sportiva a Glocal
I due fotografi Simone Raso, tra i pochi autorizzati a scattare in volo su aerei militari, e Mattia Ozbot, miglior fotografo Under 30 per Aips, hanno raccontato le loro esperienze durante il festival del giornalismo

Quale è il rapporto tra giornalismo e fotografia nel mondo dello sport dopo l’avvento dell’intelligenza artificiale? Quali sono i segreti per un immortalare al meglio un gesto atletico? Se n’è discusso a Glocal nel tardo pomeriggio di giovedì 7 novembre. Uno dei panel nel primo giorno del festival del giornalismo ha visto come protagonisti in sala Varesevive i fotografi specializzati Simone Raso, Mattia Ozbot e la loro esperienza “a bordo campo”.
A moderare l’incontro è stato il direttore responsabile del canale sportivo di VareseNews Damiano Franzetti, che ha sottolineato l’importanza della fotografia nel giornalismo, perché grazie al ruolo delle immagini il giornalista ha un imprescindibile supporto per raccontare al meglio ai propri lettori ciò che accade.
Una volta finita la presentazione degli ospiti – Ozbot è stato premiato nel 2020 come miglior fotografo sportivo Under 30 da AIPS media award e ha “prestato” la sua macchina fotografica a manifestazioni come i Giochi Olimpici e gli Europei di calcio, mentre tanti scatti di Raso, uno dei pochissimi fotografi autorizzati a scattare in volo su aerei militari, sono stati pubblicati proprio da VareseNews direttamente dal parquet del Lino Oldrini di Masnago (come nella foto copertina) – il primo argomento toccato è stato quello del ruolo dell’intelligenza artificiale all’interno della fotografia sportiva. Un argomento oggi inevitabilmente al centro del dibattito, non solo quando si parla di “media”, sul quale i due fotografi hanno sottolineato quanto la fotografia di tipo “documentativo”, atta a cogliere l’attimo al posto giusto nel momento giusto, debba essere privilegiata rispetto alle fotografia di natura commerciale, dove l’AI viene utilizzata nei processi di post produzione. Per questo motivo, le agenzie nel corso degli anni si sono attrezzate per verificare se le foto da pubblicare fossero reali oppure foto oggetto di manipolazione. Tuttavia, all’interno delle macchine fotografiche ci sono già delle componenti in silicio che permettono al dispositivo di adattarsi al tipo di soggetto da immortalare.
Il secondo argomento di dibattito tra i due è stato invece quello inerente alle differenze tra l’era digitale e l’epoca in cui si usavano le pellicole. La principale differenza riscontrata è quella delle tempistiche con le quali vengono pubblicate le foto di un evento in tempo reale. Infatti, grazie all’avvento del digitale le macchine fotografiche sono collegate ai computer che permettono di far recapitare le foto in pochissimi secondi in redazione per poi essere pubblicate.
Simone Raso ha spiegato alcune regole di rutine per impostare il lavoro: «Già dalla sera prima della partenza bisogna avere in mente tutte le cose che possono servire per lavorare comodamente, aspetto fondamentale per la buona riuscita delle foto. Inoltre prima di una partita è bene studiare i movimenti caratteristici di un giocatore per poter immortalare al meglio il gesto atletico».
Infine, anche Mattia Ozbot ha confermato che «l’importanza della preparazione dettagliata di ciò che si andrà a fare, oltre all’importanza di scegliere la giusta posizione dalla quale è possibile fare gli scatti migliori, tenendo conto di diversi fattori come la luminosità al momento dell’evento».

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