Gli Yes cambiano tastierista: ma lo svizzero Patrick Moraz non durerà molto
Negli anni successivi si fermarono per lasciare spazio ai progetti solisti: torneranno nel ‘77

“Gli Yes hanno sostituito Wakeman con un tastierista svizzero”: per noi gente di confine sembrò uno scherzo. In verità Patrick Moraz era molto considerato nell’ambiente, anche perché formando il trio Refugee con la sezione ritmica dei Nice si può quasi dire che avesse già sostituito Keith Emerson. Ed ora Rick Wakeman: niente male davvero! Moraz veniva dal jazz, il che potrebbe sembrare strano per gli Yes, anche considerando che il candidato che partiva con più chances era il classico Vangelis.
Ma loro volevano confermare la loro natura di “esploratori musicali”, ed anche se Relayer ha la stessa struttura di Close to the edge – un brano solo sul primo lato e due sul secondo – non c’è dubbio che si tratti di un disco profondamente diverso. La lunga suite, ispirata a Guerra e Pace, è divisa in tre parti: un preludio, la carica e la guerra, ed infine la pace, descritta dal cantato angelico di Anderson.
Sound chaser invece è il pezzo che più segna l’arrivo di Moraz, specialmente nell’inizio abbastanza fusion. In To be over, infine, troviamo gli Yes più “pastorali” che ricordano un po’ And You And I. Decisamente un buon disco, anche se a distanza di anni non smette di far discutere.
Curiosità: non parliamo mai di strumenti, ma so che molti sono interessati. Giusto allora notare che in questo album dal suono particolare Steve Howe mollò le sue tradizionali Gibson per una Fender Telecaster del 1955, mentre Chris Square, che di solito suonava un basso Rickenbaker 4001, in To Be Over passò a un Fender Jazz Bass.
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