I 27 dipendenti di Provincia verso l’Agenzia Formativa: “Siamo in un limbo inaccettabile”. La Cgil : “Chiuse le porte al confronto”

La complessa vicenda dei dipendenti dell'ente pubblico in distacco sta creando ancora tensioni e malumori. Il segretario provinciale FP Cgil accusa Villa Recalcati di non consentire una reale tutela dei dipendenti

Sciopero dipendenti Agenzia Formativa

Il trasferimento dei 27 dipendenti provinciali distaccati all’Agenzia Formativa in lavoratori “definitivi” dell’ente di via Monte Generoso, decisa dalla delibera del presidente Magrini del 2 luglio 2025, entra nella fase più delicata tra lettere aperte, rinvii e forte tensione sindacale.

A dare voce alla protesta sono innanzitutto gli stessi lavoratori, che con una lettera pubblica chiedono chiarezza immediata su condizioni contrattuali, tempi e tutele del passaggio, e la Funzione Pubblica Cgil, per bocca del segretario generale provinciale Davide Farano, che accusa la Provincia di aver “chiuso le porte” al confronto.

La lettera dei 27: “Nessun contratto, nessuna certezza”

A soli 20 giorni dalla data fissata per il trasferimento definitivo nei ruoli dell’Agenzia Formativa, i dipendenti in distacco  hanno scelto la via della lettera aperta per denunciare la loro situazione. Pur rivendicando “dedizione e professionalità sempre garantite”, descrivono la condizione attuale come «un limbo inaccettabile».

Tre i punti più critici evidenziati: nessuna copia del contratto individuale di lavoro da sottoscrivere, quindi nessuna visione ufficiale delle condizioni del passaggio; totale assenza di comunicazioni formali su orari, trattamento economico e normativo, inquadramento e diritti acquisiti; mancanza di direttive chiare su mansioni e responsabilità che ciascuno avrà dopo il trasferimento.

«Non è possibile affrontare un passaggio così delicato, che impatta sulla dignità e sul futuro di decine di famiglie, basandosi solo su rassicurazioni verbali o bozze informali » scrivono i 27, chiedendo ad Agenzia Formativa e Provincia di “uscire dal silenzio” e fornire subito la documentazione necessaria, con un incontro urgente prima della scadenza del termine.

La scelta della Provincia e il cambio di contratto

L’operazione nasce dalla delibera del 2 luglio 2025, con cui il presidente Marco Magrini ha disposto il passaggio a titolo definitivo dei dipendenti distaccati all’Agenzia Formativa, l’azienda speciale partecipata dalla Provincia di Varese che gestisce CFP e servizi di formazione sul territorio.

Il nodo principale, per lavoratori e sindacati, è che l’uscita dall’ente provinciale comporta anche l’uscita dal perimetro del pubblico impiego: i 27 perderanno il contratto collettivo degli enti locali e diventeranno dipendenti di un soggetto di diritto privato, legato a finanziamenti regionali a progetto e quindi, secondo i sindacati, esposto a maggiore incertezza.

CGIL FP, CISL FP dei Laghi e AL Cobas contestano l’operazione fin dall’inizio, mettendone in dubbio “legittimità, sostenibilità economica e tutele” e ricordando che, in situazioni analoghe, la Regione ha previsto ruoli transitori ad esaurimento per salvaguardare il personale pubblico.

Farano (Cgil FP): “Chiedevamo un’uscita graduale nel pubblico, ma la Provincia ha tirato dritto”

Davide Farano, segretario generale FP Cgil Varese, ricostruisce i passaggi dell’ultimo anno sottolineando il “profondo malumore” sindacale. «Siamo arrivati a fine 2025 senza alcun accordo sul trasferimento – spiega –. Come organizzazioni sindacali avevamo chiesto di spostare il termine al 31 gennaio per costruire una exit strategy concordata: bandi di mobilità interna nella pubblica amministrazione, percorsi che consentissero ai 27 di restare nel pubblico se lo desideravano».

L’idea, nelle intenzioni della FP Cgil, era semplice: mantenere i lavoratori “in carico alla Provincia” finché non si fossero aperte opportunità di mobilità verso altri enti pubblici, con il passaggio all’Agenzia disposto solo in presenza di un consenso consapevole o in mancanza di alternative scelte dai singoli. «Questa strada non è stata nemmeno sperimentata – osserva Farano –: la Provincia ha invece confermato un termine perentorio, trasformando il trasferimento in un passaggio di fatto obbligato».

Rinvii comunicati “per vie traverse”

Ulteriore motivo di frizione è il modo in cui sono stati gestiti i rinvii: il trasferimento, previsto inizialmente per gennaio, è stato differito al 1° febbraio su richiesta dell’Agenzia per “problemi gestionali e informatici”, ma la comunicazione, sottolinea il sindacato, è arrivata ai tavoli solo a posteriori.

Successivamente, i sindacati hanno saputo «per vie traverse» di un ulteriore slittamento, verso inizio marzo – qualcuno ipotizza perfino aprile – sempre motivato da difficoltà burocratiche e gestionali legate alla gestione del personale e agli aspetti previdenziali, in particolare al passaggio dallo status di dipendenti pubblici a quello di dipendenti di un ente speciale.

«Ci associamo pienamente alla lettera dei lavoratori – afferma Farano – perché Provincia e Agenzia hanno smesso di parlare con loro e con noi. Se non erano pronti dal punto di vista tecnico, perché non hanno accettato la nostra proposta di un accordo che mantenesse lo status pubblico fino alla definizione di una soluzione ordinata, invece di lasciarli nel limbo?».

Per il sindacalista, la gestione di questi rinvii solleva anche un tema di metodo: «Nel sistema delle relazioni sindacali, quando vengono fatte le comunicazioni ai tavoli? Che ruolo hanno davvero le relazioni sindacali a tutela dei lavoratori, se decisioni così impattanti si apprendono solo indirettamente?».

Ventisette lavoratori sospesi e una domanda aperta

Al momento, le 27 posizioni restano sospese tra due mondi: formalmente ancora dipendenti della Provincia, ma destinati a un’Agenzia che, al netto delle rassicurazioni, non ha ancora fornito contratti e tabelle definitive. «Parliamo di 27 postazioni lavorative bloccate da mesi per questioni organizzative e di sistema – sottolinea Farano – ma anche di 27 persone a cui si è chiusa la porta su qualsiasi possibilità di restare nel pubblico, costruendo percorsi di uscita più tutelati».

Il segretario FP Cgil non nasconde la delusione: «La Provincia ha scelto di chiudere il confronto con i sindacati e non ha voluto valutare una vera uscita graduale per questi lavoratori, né l’opportunità di aiutarli a trovare alternative nella pubblica amministrazione. È una scelta che pesa sul piano umano e politico».

Da qui, la domanda provocatoria che resta sul tavolo e che, dopo la lettera aperta dei dipendenti e le diffide sindacali, rischia di diventare anche un banco di prova per l’ente: la Provincia di Varese sta veramente permettendo una reale tutela dei propri dipendenti?

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

di
Pubblicato il 10 Febbraio 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.