Fiorisce a settembre, la magnolia ha sbagliato stagione?
Da quindici anni la magnolia stellata del mio giardino a Bodio Lomnago fioriva a marzo. Dopo un’estate che ha battuto i record, l’ha rifatto a settembre. Ho mandato la foto a sedici persone: nove mi hanno risposto, e ognuna ci ha visto una cosa diversa. Poi un agronomo mi ha spiegato che forse la magnolia non si è confusa affatto
Da quindici anni la magnolia stellata del mio giardino fiorisce verso marzo. Prima compaiono sui rami le gemme pelose, poi si aprono le grandi stelle bianche e per qualche giorno quell’albero ci ricorda che è cambiata la stagione.
Quest’anno aveva fatto tutto come sempre. Poi, nei primi giorni di settembre, l’ho guardata e ho visto qualcosa che non avevo mai visto prima: tra le foglie in parte secche e accartocciate erano comparsi nuovi fiori. Non un bocciolo isolato, ma una vera rifioritura. Settembre aveva imitato marzo.
Un’estate che ha riscritto i registri
Il contesto in cui è successo non è banale. I numeri sono quelli del Centro Geofisico Prealpino, che a Varese misura da decenni. Luglio è stato più caldo di 3,7°C rispetto alla norma 1991-2020, con 28 giornate oltre i 30°C. Le piogge si sono fermate al 21% della media: il secondo luglio meno piovoso dal 1965.
Poi agosto. La prima decade è stata la più calda mai registrata: per la prima volta la temperatura media ha superato i 30 gradi, 30,3 contro una norma di 24,2. Sei gradi e un decimo sopra il normale, per dieci giorni. Il 6 agosto la massima ha toccato 37,2°C, record assoluto per la città, e quella stessa notte la minima si è fermata a 26 gradi, la più alta mai misurata in agosto. Al 14 agosto le giornate sopra i 30 gradi erano già 62, più delle 59 registrate nell’intera estate 2022.
Il cambio di scenario è arrivato nella seconda metà del mese, con qualche pioggia e temperature rientrate nella media. Il Lago Maggiore è risalito di 27 centimetri, restando comunque sotto la soglia di magra. Caldo e siccità prolungati, poi acqua e notti più fresche. È dentro questa sequenza che può trovarsi una spiegazione della fioritura.
Il riposo d’estate
Per capire che cosa possa essere successo ne ho parlato con Franco Vanoni, dottore agronomo di Lomnago, classe 1946, da oltre cinquant’anni nel florovivaismo e nella cura del verde, per più di quindici anni presidente dei florovivaisti varesini.
La prima cosa che mi dice è un invito alla prudenza. Una rifioritura fuori stagione non è, di per sé, qualcosa di mai visto e non bisogna attribuire automaticamente ogni comportamento insolito di una pianta al cambiamento climatico. Esiste infatti anche quello che Vanoni definisce riposo estivo.
Quando le temperature diventano molto elevate, nella sua esperienza, indicativamente oltre i 32 gradi, molte piante rallentano fortemente la propria attività. La fotosintesi diventa più difficile, si riduce la traspirazione e la pianta cerca di conservare acqua e sostanze nutritive. In condizioni di stress particolarmente intenso alcune caducifoglie possono arrivare a perdere anticipatamente parte del fogliame.
Non è necessariamente un errore. È anche una strategia di difesa. Quest’anno, spiega Vanoni, temperature eccezionalmente alte e soprattutto molto prolungate possono avere reso questo riposo estivo particolarmente marcato. Quando alla fine di agosto sono tornate un po’ di pioggia e temperature più basse, alcune piante hanno trovato improvvisamente condizioni favorevoli alla ripresa vegetativa. Possono allora produrre nuove foglie. E qualche volta persino nuovi fiori.
È accaduto anche in passato. La particolarità dell’estate 2026 sta semmai nell’intensità e nella durata delle condizioni che hanno preceduto quella ripresa. La magnolia, insomma, potrebbe non avere “scambiato settembre per marzo”. Potrebbe semplicemente essere uscita da un riposo estivo molto intenso.
Poi Riccardo mi ha interrotto
Qualche giorno dopo stavo raccontando questa storia al mio collega Riccardo. Non ero ancora arrivato alla spiegazione dell’agronomo né alle reazioni delle persone alle quali avevo mandato la fotografia quando mi ha interrotto. “È successo anche a me”. Abita tra l’alto lecchese e l’inizio della Valtellina. Anche la magnolia del suo giardino, mi ha raccontato, quest’anno aveva perso le foglie. Poi era tornata a fiorire. Per la prima volta.
Due giardini diversi, a parecchi chilometri di distanza. Due persone che ricordano di non avere mai osservato prima quel comportamento nelle proprie piante. Naturalmente due magnolie non fanno una statistica. Ma a quel punto la mia era già un po’ meno sola.
Sedici messaggi, nove risposte
Quando avevo visto il primo fiore avevo fatto una fotografia e mandato la stessa frase a sedici persone: “La magnolia stellata in giardino ha sempre fatto il suo ciclo di fioritura primaverile verso marzo. Per la prima volta da quando ci ricordiamo sta rifiorendo adesso, a settembre. Deve avere ricevuto dei segnali climatici che l’hanno confusa”.
Non avevo fatto una domanda. Avevo semplicemente condiviso uno stupore. Sette persone non avevano risposto. Avevo pensato: forse non avevano visto il messaggio, forse erano impegnate, forse non sapevano che cosa aggiungere. Dal silenzio non si ricava niente. Le altre nove, invece, mi avevano restituito nove magnolie diverse.
“Già…”, aveva scritto una persona, lasciando in quei tre caratteri un territorio difficile da misurare: conferma, rassegnazione, preoccupazione o forse soltanto la sensazione che non ci fosse molto da aggiungere. Un’altra si era spaventata: “Mamma, che cosa inquietante”. Un’altra ancora aveva provato compassione per la pianta: “Povera”. Qualcuno aveva guardato il fiore e visto soprattutto la sua bellezza: “Di sicuro. È bellissima!”. Qualcun altro aveva trovato una possibilità dentro l’anomalia: “Facciamo che ricominciamo anche noi l’estate? Nuove vacanze?”.
Una risposta aveva trasformato la fioritura in una piccola dichiarazione di resilienza: “Meno male che nella crisi c’è qualcosa di bello”. Un’altra aveva allargato lo sguardo dalla pianta al pianeta e poi protetto la propria inquietudine con l’ironia: “Questi segnali hanno confuso lei, me e gran parte dell’universo”. Un’altra ancora aveva scritto di aspettare con impazienza novembre e la sua nebbia, quasi con una nostalgia anticipata per stagioni ancora riconoscibili. Persino la nebbia diventava cara, perché novembre dovrebbe almeno continuare a sapere di novembre.
Anche il silenzio era una risposta
Poi ho incontrato una delle sette persone che non avevano risposto. Mi ha detto che il messaggio lo aveva letto. E che non aveva risposto proprio perché aveva capito benissimo di che cosa parlasse. Il cambiamento climatico, mi ha spiegato, è per lei un pensiero talmente pesante, soprattutto quando è rivolto al futuro, che a volte preferisce mettere la testa sotto la sabbia. Cerca di non pensarci.
Avevo scritto che dal silenzio non si ricava niente. Mi sbagliavo. Anche quel silenzio era una reazione. Non indifferenza, ma quasi il contrario: qualcosa di abbastanza importante e doloroso da preferire, almeno per un momento, non guardarlo. Anche distogliere lo sguardo è un modo di reagire a ciò che vediamo.
Un fiore che saluta
Fra tutte le risposte, però, una aveva cambiato il significato dell’intera storia. “Forse sa che stai andando via da casa e vuole salutarti”. Sto infatti per lasciare questa casa. Chi mi ha risposto lo sapeva e ha inserito nel fiore una parte della nostra storia.
In quel momento la magnolia non era più soltanto una pianta sottoposta a un’estate eccezionale. Diventava una presenza che, dopo quindici primavere trascorse insieme, aveva deciso di fiorire un’ultima volta fuori stagione per congedarsi. Naturalmente la magnolia non sa che sto traslocando. Ma chi guardava la fotografia sapeva che lo stavo facendo io. Ed è bastato a trasformare completamente quel fiore.
Perché lo stesso fiore diventa tante cose diverse
La psicologia studia da tempo questo fenomeno. Secondo la teoria della valutazione cognitiva delle emozioni, sviluppata tra gli altri da Richard Lazarus e Klaus Scherer, non è soltanto l’evento in sé a determinare ciò che proviamo. Fra ciò che accade e la nostra emozione interviene una valutazione rapidissima. Che cosa significa per me? È bello o minaccioso? Tocca qualcosa che desidero oppure qualcosa che temo di perdere?
Chi ha visto la rottura dell’ordine naturale ha sentito inquietudine. Chi ha visto una creatura vulnerabile ha provato tenerezza. Chi ha colto una possibilità ha risposto con una battuta sulle vacanze. Chi pensa alle proprie figlie ha preferito, almeno per un momento, non guardare. E chi sapeva che stavo lasciando quella casa ha visto un saluto.
Vale anche per la comunicazione. Le parole forniscono una traccia, ma chi le riceve completa il significato con i propri ricordi, le proprie paure, le proprie speranze e la relazione che ha con chi scrive. Sarebbe però sbagliato trasformare poche brevi reazioni in altrettante diagnosi della personalità. Ci dicono qualcosa di molto più circoscritto e forse più interessante: quale significato, in quel preciso momento e dentro quella relazione, sia diventato per ciascuno più immediatamente disponibile.
Contava anche l’ambivalenza del messaggio. Mostrava qualcosa di bellissimo che stava accadendo nel momento sbagliato. Si poteva guardare il fiore oppure il clima. La nuova fioritura oppure la primavera sottratta al futuro. Ognuno ha scelto, probabilmente senza accorgersene, dove posare lo sguardo.
Due magnolie non fanno una serie storica
La mia magnolia e quella di Riccardo non dimostrano il cambiamento climatico. Due alberi non fanno una serie storica. Per quello servono le misurazioni che il Centro Geofisico raccoglie da decenni, confrontando temperature, precipitazioni e fenomeni nel tempo. Anche Vanoni invita a non confondere ciò che è possibile in natura con ciò che è eccezionale.
Dopo una vita trascorsa a studiare e curare le piante, però, aggiunge un’altra considerazione. Pur essendo molto preoccupato per gli effetti del riscaldamento globale sulla nostra vita, invita a non considerare le piante soltanto come vittime passive. Sono organismi dotati di capacità di adattamento straordinarie. Di fronte a condizioni sfavorevoli rallentano, riducono i consumi, lasciano andare ciò che non riescono più a sostenere e aspettano. Quando le condizioni cambiano, ripartono.
Secondo lui, sotto certi aspetti, le piante sanno adattarsi molto meglio di noi che ci siamo attribuiti il nome di Homo sapiens. Non so se una pianta possa essere definita intelligente nello stesso senso in cui lo diciamo di una persona. So però che quella magnolia ha reagito alle condizioni che ha incontrato. E noi abbiamo fatto esattamente la stessa cosa. Lei al caldo, alla siccità, alla pioggia e alla temperatura.
Nel mio giardino è settembre. Nelle risposte che ho ricevuto c’erano molte stagioni diverse. Ho mandato a tutti la stessa magnolia. Ognuno mi ha restituito la propria.
Informazione di servizio
Franco Vanoni parlerà di intelligenza delle piante venerdì 18 settembre alle 21, alla Biblioteca Comunale “Antonio Zanoletti” di Bodio Lomnago, in via Beltrami. La serata apre la stagione culturale autunnale dell’Associazione Amici di Filippo, in collaborazione con l’Amministrazione comunale.
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