#NOWAR#

E se fosse proprio il dio della Guerra a desiderare, più di ogni altro, la pace? Ares torna sull’Olimpo portando con sé il peso di secoli di battaglie, pronto a compiere la scelta che potrebbe cambiare per sempre il destino degli uomini

La lettura dei giorni speciali

Inauguriamo oggi una nuova rubrica fatta di parole, storie e piccoli pensieri da custodire. “La lettura dei giorni speciali”. Ci sono giorni che scorrono veloci, quasi senza farsi notare. E poi ci sono giorni speciali, che ci invitano a fermarci, ad ascoltare, a ricordare e, qualche volta, a guardare il mondo con occhi nuovi. Due sabati al mese, due giornate speciali presentate attraverso due racconti. Un appuntamento per scoprire ciò che queste ricorrenze hanno da insegnarci e per trasformare una data sul calendario in un’occasione di incontro e di riflessione. Il nostro viaggio comincia con la Giornata internazionale della Pace che cade il 21 settembre. Pace: una piccola parola capace di contenere un desiderio immenso.
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Al culmine della vetta coperta da una coltre di nubi bianche, c’è la mia casa. Ritorno dopo secoli di assenza. Non posso più rimandare, sono stanco di una vita che non ho scelto.
Dal finestrino graffiato del torpedone intravedo la valle scoscesa, le pietraie, i rari arbusti. A ogni tornante proteso sullo strapiombo, risuona una babele di esclamazioni atterrite. Sono i turisti in gita verso il monte più alto della Grecia non abituati ai mezzi di trasporto malandati, alle buche del selciato e ai versanti aspri della Tessaglia. Chiudo gli occhi e riemergono dalla notte dei tempi fotogrammi di una vita lontana… fratelli sorelle cugini avvinghiati nella polvere come cuccioli di cane, il frastuono delle loro voci, l’occhio vigile del grande Padre tra i cortili, dietro le colonne e nei giardini sospesi. E il sorriso benevolo della regina Madre sulle teste ricciute e le guance arrossate dei fanciulli…
Non si posava mai su di me. Sentivo che non mi amava, e non sapevo perché. Col cuore pesante, fuggivo dalla mischia rumorosa verso i boschi, alla ricerca di pace tra torrenti e fiori. Poi una mattina Eracle, pronto per le dodici fatiche, calciò lontano la palla di stracci. – Vattene, Ares, non sei figlio di Zeus!
Appresi così la verità sulla mia nascita: non un sacro connubio divino, ma un’unione rabbiosa tra mia Madre, pazza di invidia per la genesi di Atena dalla testa del Padre, e un fiore di loto. Desiderai scappare lontano e il Padre mi concesse la fuga a patto che diventassi il dio della Guerra, un’investitura rifiutata da tanti. Ferito nel profondo, accettai. Armato di lancia, elmo e scudo, partii per una vita di battaglie sanguinose. E nessuna vittoria perché, ora lo so, la Guerra non vince mai. Nei secoli ho seminato odio, distruzione, lutti, e la mia fama funesta è cresciuta fra i popoli. In mio onore sono il martedì, in cui è di cattivo auspicio sposarsi, partire, ammalarsi, e Marte, il pianeta rosso sangue… che dire poi delle Idi di Marzo, giorno della mia festa e del più famoso parricidio della storia?
Troppo tardi ho compreso il fato di morte: il mondo è sull’orlo del baratro, all’orizzonte si alzano funghi infuocati e la devastazione della guerra procede inarrestabile. È giunto il momento della svolta. Il torpedone si arresta, siamo arrivati. La comitiva raggiunge il piazzale attrezzato con tavoli da picnic. Un gruppo insulta l’autista per la guida imprudente, una coppia litiga e tre fratelli si pestano nel fango. Non vedono il dio della Guerra in mezzo a loro né l’imponente reggia degli dei che si staglia verso il cielo. Come potrebbero, ignari mortali?
In ginocchio davanti al trono immerso nella luce, depongo le armi sulle pietre sacre. – Padre, lascio la mia immortalità ai tuoi piedi. Divento uomo e con me morirà la Guerra! Un vortice di polvere si alza verso il cielo, la sabbia ricopre l’elmo e lo scudo sprofonda nella terra. L’autista sorride, i fratelli si quietano, i coniugi si abbracciano e si baciano. Una nuova speranza si accende sul mondo.

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Pubblicato il 19 Settembre 2026
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