“Io sono l’unico metallaro, mi sento un po’ a disagio”
Uno dei ragazzi all'interno della casa occupata di via Porraneo si racconta: è una delle tante facce che si incontrano, dal metallaro ai punk "classici" con il giubbotto di pelle fino agli sharp
«Io sono l’unico metal, qui sono tutti punk, mi sento un po’ a disagio». Vallo a spiegare alla gente comune, perchè si sente a disagio il ragazzo con i jeans attillati che beve birra seduto davanti al cancello. Sono come piccole tribù urbane, culture minoritarie che hanno un loro codice, che cercano il dialogo, ma rimangono orgogliose della loro autonomia e anche un po’ delle loro particolarità. Metallari e punk, ad esempio, sono opposti come cultura di base, per questo si sentono alternativi gli uni agli altri. C’è il metallaro, ci sono i punk "classici" con il giubbotto di pelle e quelli che che si ispirano alla cultura sharp (gli skinhead antirazzisti, altro concetto difficile da far capire ai più). Di certo sono difficili da capire per chi li vede per la prima volta, siano i vicini di casa o le mamme dell’asilo. A volte però è una questione di linguaggio: basta saperlo leggere, almeno un po’.
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