Ospedale neuro psichiatrico: una storia con tante conclusioni
Presentata la seconda edizione del volume sul complesso di via Rossi, attuale sede dell'Asl. Il professor Armocida: "Qui si potrebbe accorpare tutta l'università"
"L’ospedale neuro-psichiatrico di Varese. Una storia dimenticata" esce, rinnovata e arricchita, la seconda edizione del volume che ripercorre la vita del complesso edilizio di via Rossi, un sistema di costruzioni a " forma di villaggio" che fu innovativo, all’epoca, per la mancanza di sbarre (" pare che se ne dimenticarono" commenta Giuseppe Armocida esperto di storia della medicina) e di recinzione.
La ristampa è stata voluta dall’Asl anche per ricordare i 30’anni della legge Basaglia, che innovò profondamente il trattamento dei malati psichiatrici, e presentata in occasione del convegno "I servizi della salute mentale nel territorio della Provincia di Varese" che si svolgerà domani, mercoledì 5 dicembre al Collegio Arcivescovile De Filippi. L’incontro vedrà presenti esponenti del mondo della sanità ma anche dei servizi sociali e del volontariato per chiarire il sistema integrato "sanitario e socioassistenziale".
Al di là delle condizioni dell’ospedale di Circolo di Varese stigmatizzate dal consigliere regionale Adamoli ( "pazienti come reietti" nel corso degli Stati Regionali della sanità che si sono svolti la scorsa settimana) l’assistenza ai malati neuropsichiatrici oggi sta investendo su strutture intermedie tra ospedalizzazione e rientro in famiglia: « È stata inaugurata una struttura in Valcuvia e, secondo il piano triennale, si apriranno altri 60 posti – spiega il dottor Renato Soma, responsabile del Dipartimento della Prevenzione – Il modello, attualmente, non è ancora completo e si deve implementare. Solo le strutture attualmente accreditate, però, potranno proporsi per esperienze di "residenzialità leggera"».
Il libro vuole essere anche un omaggio al complesso residenziale che oggi è sede dei molti servizi dell’Asl: « Appena avremo ristrutturato completamente il padiglione Biffi – spiega il direttore generale dell’Asl Pierluigi Zeli – accorperemo in via Rossi tutti i servizi del Distretto che oggi sono in via Monte Rosa, per dare tutte le risposte».
Sull’argomento interviene anche il professor Armocida che in via Rossi lavora in qualità di professore dell’Università dell’Insubria: «Ci vorrebbe un grande sforzo urbanistico che coinvolgesse anche altre istituzioni, per trovare una sede dell’Asl più confortevole da raggiungere e lasciare tutti questi spazi all’università. Credo che gli studenti sarebbero più contenti di essere radunati a Bizozzero mentre agli utenti potrebbe convenire avere i servizi sanitari in luoghi meno periferici».
Ospedale neuro psichiatrico: una storia che non si dimentica e che alimenta il dibattito.
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