Legnano e Varese, le voci dei protagonisti

Lerda fa i complimenti ai suoi: "Che carattere". Carmignani più arrabbiato per il pareggio che per l'espulsione. Amarcord Braghin: "Fascetti come un padre"

QUI "GIOVANNI MARI" – La conferenza stampa post-partita si apre con il duro e perentorio sfogo di Giuseppe Resta, presidente del Legnano, molto amareggiato per la decisione del Casms che ha imposto il divieto alla vendita dei biglietti per questo derby: «Decisione ingiusta. Noi investiamo soldi e gli altri ci comandano: non si può andare avanti così».

Passando ai temi del match, la prende con filosofia Attilio Lombardo, tecnico del Legnano, al termine di una sconfitta giunta negli ultimi minuti: «Forse siamo stati un po’ timorosi nei loro confronti. Il gol preso proprio nel finale ci lascia un po’ di amaro in bocca, perché è stata una nostra disattenzione pagata a caro prezzo. Abbiamo disputato un buon secondo tempo, certamente migliore del primo. Grande rispetto per la Pro Patria che è una grande squadra, noi eravamo un po’ incerottati ma i ragazzi hanno comunque dato il massimo. Aldilà di questo voglio ringraziare quei pochi tifosi che hanno assistito alla gara: in un’atmosfera surreale ci hanno fatto sentire il loro supporto e la loro vicinanza».

Visibilmente soddisfatto invece Franco Lerda, che colleziona il quarto centro consecutivo nel match più atteso dell’anno: «E’ stata una partita difficile, non solo perché si trattava di un derby, ma anche perché conoscevamo bene il valore dei nostri avversari. Voglio sottolineare il carattere dei miei ragazzi, che ci hanno creduto fino alla fine senza rinunciare mai alla manovra. Questa vittoria non cambia le nostre prospettive: abbiamo superato un ostacolo difficile ma continuiamo a pensare a una partita alla volta, senza esaltarci troppo».

QUI "FRANCO OSSOLA" – «Ho più rabbia per il risultato che per l’espulsione: speravo di portare a casa la vittoria ma non ne siamo stati capaci» commenta Gedeone Carmignani nel dopo partita di Masnago. A lui la spiegazione di quanto è accaduto al momento della sua cacciata dal campo: «L’arbitro ha sentito una frase che in effetti c’è stata, ma non sono stato io a dirla. Ci ho messo tanto anche negli spogliatoi per riuscire a farmi spiegare cos’era successo: alla fine mi ha detto che, vedendomi gesticolare, ha pensato che fossi stato io a dire quella cosa». Sulla partita Carmignani la vede così: «Potevamo raddoppiare a inizio ripresa, ci sono stati anche un po’ di episodi dubbi almeno stando a quanto mi dicono i ragazzi che sono molto arrabbiati. Invece abbiamo subito un pareggio a causa di un errore macroscopico su una palla spiovente a tre metri dalla porta. L’abbiamo pagata caro e ora i punti che abbiamo sono così pochi che non si vedono neanche».

Prima di Carmignani era stata la volta di Maurizio Braghin, uno che 25 anni fa con la maglia numero 3 del Varese sulla schiena e con i lunghi capelli al vento faceva sospirare di gioia tutto il Franco Ossola. «Sono stati anni bellissimi, sotto la guida di un allenatore che era prima di tutto un padre, Eugenio Fascetti. Uno come lui non l’hanno più inventato. Quella fu una squadra di giovani che hanno fatto strada ma ai quali hanno rubato la promozione in Serie A per salvare una Lazio sull’orlo della C1. Io quella partita dell’Olimpico non la giocai per squalifica, altrimenti avrei rischiato di farmi buttar fuori a lungo visto come andarono le cose». Sul match Braghin spiega che «il risultato è buono visto che eravamo sotto nel punteggio. A mio parere il gol di Coly non era da annullare, ma poi credo che i tanti fuorigioco dubbi fischiati vadano a compensarsi. Comunque ho visto un Varese più dinamico e cattivo di noi, che ci ha messo in difficoltà sia in mezzo al campo sia sulle fasce».
Dopo i tecnici fa capolino anche il presidente Rosati, che non si nasconde e non nasconde neppure un certo rammarico. «Mi pare di vedere in Varese in crescita anche se lenta. Non posso certo fare salti di gioia per il risultato ma sono sempre fiducioso. Serve un po’ più di fortuna, di attenzione e di calma».

Il marcatore di giornata, Stefano Del Sante, sorride comunque poco. «Sono soddisfatto a metà: certamente il mio è stato un bel gol, però doveva servire a vincere, non a pareggiare. Ora andiamo a Como dove dovremo giocare senza alcuna paura: vincere lì vorrebbe dire fare un pieno di morale oltre che di punti». Infine Grillo, subentrato a un Grossi con qualche problema di salute sul finire del primo tempo: «Devo ancora arrivare al 100% per rendere al meglio. Sono stato fermo a lungo ma sto lavorando bene per crescere ancora. Oggi speravo nei tre punti ma basta una piccola indecisione per rovinare tutto».

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Pubblicato il 21 Settembre 2008
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