Un evento per avvicinare il carcere alla città
Lo propone il Comune (servizi sociali) insieme all'amministrazione penitenziaria e ai volontari: si terrà un giovedì sera d'estate
Un evento per far conoscere la realtà del carcere ai cittadini di Busto Arsizio. Lo propongono il Comune – nello specifico assessorato ai servizi sociali e relativa commissione consiliare – l’amministrazione penitenziaria e i volontari che con il loro impegno aiutano a rendere meno duro, e perchè no formativo, il forzoso soggiorno dietro le sbarre di chi ha sbagliato ed è stato separato dalla società "di fuori". Siamo ancora alla fase organizzativa, e non è fissata la data (24 giugno o 3 luglio), ma si sta preparando un happening in cui render nota una realtà spesso ignorata, ma nondimeno concreta. La manifestazione si terrà probabilmente davanti al Municipio (anche qui la location sarà da valutare), in concomitanza con uno dei giovedì sera a negozi aperti organizzati dai commercianti del centro, proprio per raggiungere e sensibilizzare un pubblico vasto e vario, soprattutto i giovani. È prevista la proiezione di un cortometraggio realizzato nel carcere di via per Cassano, per far conoscere la condizione di detenuti, operatori, volontari, all’interno della struttura penitenziaria. A seguire, le testimonianze di chi partecipa quotidianamente alla vita della casa circondariale, per lavoro o impegno personale.
«Spesso l’idea che la gente ha di un carcere è veicolata da qualche film americano» spiega Sergio Preite, fra gli organizzatori, che si occupa fra l’altro di inserimento lavorativo degli ex detenuti e del giornalino scritto dai detenuti "MezzoBusto". «Vogliamo mostrare soprattutto ai ragazzi che la realtà è differente, usando il linguaggio artistico dell’audiovisivo. Il carcere è un luogo dimenticato, mentre nella realtà è una città nella città, con le sue regole, i suoi ruoli, i suoi bisogni e attività, non c’è solo degrado e violenza».
«Mi fa molto piacere questa iniziativa, che andremo a precisare meglio nelle prossime settimane» spiega Enrico Salomi, consigliere comunale per l’Udc, «in quanto nata dalla volontà di tutti i membri della commissione servizi sociali. Si dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che ha torto chi dice che le commisisoni non servono, come qualcuno nello sconforto ha detto nell’ultima seduta di consiglio comunale. Di concerto con l’assessore Chierichetti tutti hanno dato il loro apporto: io, Corrado, Lattuada, Pecchini, Farhanghi, Porfidio, e altri colleghi ancora, da tutti gli schieramenti».
Non un incontro per fare "pistolotti" moraleggianti, non una riunione tecnica per specialisti, ma un modo di portare a conoscenza di tanti un "pianeta sconosciuto" sul quale approdano, certo malvolentieri, soprattutto stranieri: i due terzi dei detenuti, al momento, soprattutto i tanti corrieri della droga catturati a Malpensa e gli onnipresenti clandestini recidivi. Il compito di chi gestisce il carcere e di chi ha deciso di prestarvi la sua opera volontaria è e resta immane: separare dalla società da un lato, preparare il rientro dall’altro. E quando un detenuto esce di cella convinto che in fondo ci si possa anche fidare del prossimo, che valga la pena di rispettare l’altro come persona, allora metà del lavoro è stato fatto. L’altra metà è compito di chi sta fuori.
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