Case di riposo sotto sequestro, «Ricordo mio nonno legato»
La nipote di un ospite di uno dei due ospizi sequestrati racconta l'esperienza accaduta a suo nonno: «Cercava di farci capire in ogni modo che non voleva stare lì»
«Ricordo che mio nonno cercava di faci capire in ogni modo che lì non ci voleva stare, spesso lo tenevano legato e ogni volta che lo vedevo era sempre più sporco. Nel giro di qualche mese decidemmo di portarlo via perchè le sue condizioni si erano aggravate dentro quella casa di riposo». Domenica C. racconta con disagio la sua esperienza con la casa di riposo di Marchirolo posta sotto sequestro dai carabinieri di Luino mercoledì 5 marzo in seguito ad un’ordinanza della Procura di Varese per presunti maltrattamenti. I fatti risalgono alla prima metà del 2007, quando il nonno fù ricoverato per la seconda volta nella struttura di Marchirolo dopo il ritorno da un periodo di permanenza nel suo paese natale in Calabria.
«Purtroppo si era rotto un femore e non riusciva a guarire per via dell’età – racconta Domenica – gestirlo per noi era diventato difficile nonostante la sua lucidità e voglia di vivere. Decidemmo allora di riportarlo alla casa di riposo Gilda dove era già stato nel 2006 per un certo periodo e si era trovato bene». Cosa è cambiato, allora, dal primo periodo di permanenza al secondo? «La gestione – risponde con certezza – perchè la prima volta la casa era gestita da una cooperativa (la Sant’Anna, ndr) mentre nel secondo periodo era subentrata la Sanas. La differenza saltava all’occhio in quanto era proprio mio nonno ad essere cambiato dalla prima alla seconda esperienza. Non voleva rimanere, lanciava segnali inquivocabili, era deperito e sporco e spesso veniva legato al letto o alla sedia».
Va precisato che i sistemi di contenimento, in alcuni casi, sono autorizzati dai parenti stessi ma solo in alcuni momenti cruciali, quando l’ospite rifiuta medicinali importanti per la sua salute oppure quando il lasciarlo libero può creare dei rischi per la sua salute. «Nel caso di mio nonno questi rischi non c’erano – spiega – in primis perchè non poteva camminare e in secondo luogo perchè quando è entrato era una persona lucida. Invece ogni volta che lo andavamo a trovare era in contenimento». Cosa avete deciso di fare quando avete visto il suo stato di salute e le sue condizioni? «Verso giugno abbiamo deciso di portarlo via – conclude – e lo abbiamo sistemato in un’altra casa di riposo della zona dove, dopo una ventina di giorni, è morto».
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