Nessuna critica al lbro di Vanni, il problema è il Comune
Giovanni Petrotta, dell'Anpi Luino, torna sulla decisione dell'amministrazione comunale di snobbare l'iniziativa sul Giorno della Memoria
Giovanni Petrotta, storico locale e membro dell’Anpi
luinese, ritorna sulla questione del finanziamento da parte dell’amministrazione
luinese del libretto scritto da Antonello Vanni e intitolato “Dante e Primo
Levi: ritorno ad Auschwitz”.«Le mie parole non volevano criticare l’operato di
Vanni che ha scritto questo libro e che apprezzo – spiega Petrotta – ma il
fatto che l’amministrazione abbia scelto di finanziare quell’iniziativa e non
la nostra che, probabilmente, aveva pari dignità ed era molto legata al
territorio visto che si è parlato dei molti ebrei arrestati al confine con la
svizzera proprio nelle nostre terre. Ci si aspettava che l’amministrazione
riconoscesse almeno con la presenza di un’autorità all’incontro, il nostro
lavoro». Nessuna critica, dunque, al libretto di Antonello Vanni.
Ecco la replica di Vanni.
Ringrazio VareseNews per l’attenzione e
Giovanni Petrotta per la correttezza chiarificatrice nei confronti del
mio saggio “Con Dante e Primo Levi: ritorno ad Auschwitz”. Ho messo a
disposizione, in modo gratuito, i miei appunti sulla intertestualità
tra Dante e Primo Levi per evidenziare l’importanza della “parola
umana” nella testimonianza del dramma vissuto dai deportati ad
Auschwitz. Questo studio, privo di qualsiasi connotazione ideologica o
politica (e che in realtà hanno letto pochi di coloro che ne hanno
parlato), mi ha richiesto mesi di elaborazione critica e ha raccolto la
stima di molti insegnanti di Lettere e di docenti universitari, nonché
l’affetto di una donna, figlia di deportati a Buchenwald, che mi ha
scritto per averne una copia. Il saggio è stato scritto affinché gli
studenti conoscano il “naufragio spirituale” accaduto all’umanità nel
secolo scorso e per evitarne la ripetizione; riporta, sulla scorta dei
più autorevoli studi filologici italiani, l’utilizzo che Levi ha fatto
del linguaggio e delle immagini di Dante: entrambi infatti hanno visto
l’Inferno. Le “parole-chiave” di cui Petrotta aveva lamentato l’assenza
nel testo non ci sono per un motivo semplice: in “Se questo è un uomo”
(l’opera in oggetto) Levi non le ha usate, preferendone altre che ho
ampiamente riportato e che rimandano continuamente alla sofferenza
subita dalle vittime della barbarie senza celarne i colpevoli.
L’obiettivo dello studio, nel richiamo a Dante, era perciò quello di
esplicitare “l’universale” del male che l’uomo, purtroppo, può compiere
sull’uomo. Questo non toglie che anche “il particolare” vada
assolutamente riconosciuto: infatti spesso mi reco, nel silenzio e
nella devozione, ad incontrare i nostri giovani martiri partigiani
della Gera, espressione di coraggioso dono di sé per la nostra
comunità. Per questo saluto con amicizia e stima Giovanni Petrotta
augurandogli di poter vedere al più presto riconosciuto, anche nelle
scuole, il prezioso lavoro di ricerca dell’Anpi sulla sofferenza
vissuta da molti essere umani a Luino. C’è molto bisogno che i giovani
conoscano “tutto” quanto è accaduto, appunto perché non si ripeta.
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