Nei Paesi democratici e liberali la legge e i doveri civili dovrebbero essere uguali per tutti
Il principio della separazione dei poteri istituzionali negli Stati democratici e liberali deriva dal pensiero illuminista elaborato nel XVIII secolo contro l’assolutismo monarchico per impedire che i Governi possano abusare del loro potere
Egregio Direttore,
alla luce delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti del Governo in Italia e negli Stati Uniti, desidero evidenziare che molti politici, quando vengono accusati, a torto o a ragione, di illeciti, anziché difendersi nelle competenti sedi istituzionali gridano al complotto politico organizzato dai magistrati politicizzati o dai giornalisti scomodi, quasi vi fosse il reato di lesa maestà accusare, come avviene per qualsiasi altro cittadino, chi è stato eletto dal “popolo”. E’ vero che i magistrati, come i giornalisti, possono sbagliare, anche per colpa grave o in malafede, tuttavia sconcerta e preoccupa l’assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni pubbliche da parte di molti esponenti politici, che queste rappresentano, i quali aggrediscono Organi dello Stato e la libera stampa. Questo comportamento indegno ora avviene anche negli Stati Uniti, che in passato consideravamo un modello di democrazia liberale fondata sul controllo del potere politico da parte della libera stampa, dove i giornalisti che criticano il potere politico, come anche i funzionari pubblici, i magistrati e gli insegnanti non asserviti ad esso, vengono pubblicamente minacciati di pesanti ritorsioni e licenziati. Si manifesta sempre di più l’insofferenza verso ogni forma di critica e di controllo da parte di chi ha conquistato il potere, ancorché con libere elezioni. Certamente anche la magistratura deve essere sottoposta al controllo delle Istituzioni dello Stato e, come il potere politico, deve rendere concretamente conto della sua attività. I politici, come i magistrati, non devono essere al di sopra della Legge, come avviene negli Stati totalitari e autoritari, ma devono dare l’esempio e rispettare le Leggi. L’art. 54 della nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno il dovere di osservare la Costituzione e le Leggi e che i cittadini, ai quali sono affidate funzioni pubbliche, hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore. Socrate affermava che l’importante è vivere secondo giustizia e che la virtù, la giustizia e l’osservanza delle Leggi sono per gli uomini quanto di più sacro vi sia e secondo Aristotele “l’unico stato stabile è quello in cui tutti gli uomini sono uguali davanti alla Legge”.
Il principio della separazione dei poteri istituzionali negli Stati democratici e liberali deriva dal pensiero illuminista elaborato nel XVIII secolo contro l’assolutismo monarchico per impedire che i Governi possano abusare del loro potere, sottoponendo questo al controllo degli altri Poteri dello Stato affinché “il potere politico e l’ordine giudiziario mettano i cittadini al riparo da qualunque prevaricazione” (Charles-Louis de Montesquieu). L’art. 1 della nostra Costituzione stabilisce che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”; le forme si concretizzano nelle libere elezioni mentre i limiti consistono nei controlli da parte dei Poteri costituzionalmente previsti, ossia il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale e la Magistratura, e nell’obbligo di osservare le Leggi da parte di tutti i cittadini. “Legum servi sumus ut liberi esse possimus” (Cicerone); “sai cosa voglia dire una Repubblica democratica? Essa è la concordia della giustizia ideale colla vita pratica, è il regno non di questo o di quell’uomo ma del pensiero libero e collettivo di tutta la società” (Ippolito Nievo).
Di fronte alla povertà e alla mediocrità culturale, intellettuale e morale della maggior parte della nostra classe politica, che pensa prevalentemente ai propri interessi privati e personali e non all’Interesse pubblico e al Bene comune di tutti, in una “democrazia” che sta affondando sempre di più in un arido individualismo e in una vuota indifferenza nei confronti delle Istituzioni pubbliche, dello Stato democratico e del Bene collettivo, evidenzio che “se è vero che ogni nazione ha i governanti che si merita, forse è il caso che l’onestà, il rigore, la preparazione, la serietà e la giustizia si affermino prima di tutto a partire dal basso” (Card. Gianfranco Ravasi).
Colgo l’occasione per rinnovare i miei più cordiali saluti.
Alberto Morandi
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