Blocchi del traffico e miopia della politica
Servono interventi di lunga durata, non palliativi che irritano molti senza nulla risolvere
Se oggi perfino gli ambientalisti più sinceri ed impegnati (oggi tutti sono ambientalisti a parole, ndr), additati a lungo come propugnatori e responsabili ultimi dei blocchi del traffico, finiscono per opporvisi giudicandoli intempestivi ed inutili nell’ambito di una seria politica, qualche riflessione minima va fatta, se non altro in nome del buonsenso.
I blocchi sono nati come "esasperazione" della già invisa politica delle targhe alterne. Mai fu studiata migliore pubblicità di quella per convincere milioni di italiani ad acquistare una seconda automobile di famiglia: nemmeno milioni di spot in tv avrebbero avuto tanto successo. Oggi siamo alla "scappatoia" dell’Euro4. I (tanti) fortunati che possiedono un’auto dotata di tale certificazione tecnica, chi sta correndo in concessionario a comprarsene una, o sta mettendo i filtri al suo diesel, si crede al riparo – fino all’anno prossimo, o a quello dopo, quando un’altro giro di vite li rimetterà col fondoschiena a terra. Il ciclo si riavvierà, e dopo aver venduto le loro auto "vecchie" a qualche fortunato che vive al di fuori delle zone soggette a blocco i tapini correranno a comprare Euro5, Euro 6 e così via. È un circolo vizioso: per quante scappatoie vi siano, in circolano troppi scappamenti. E in vaste aree urbane d’Italia non esiste ancora una politica seria e integrata per il trasporto pubblico.
Dopo anni in cui gli enti locali, Regione in testa, hanno fatto di tutto per confinare i blocchi nei fine settimana, anche nelle emergenze più evidenti e gravi, con tassi di inquinanti da cadere stecchiti, si è giunti dapprima alle "domeniche a piedi" più radicali (salutate al grido generale di «Bellissimo, ma non facciamolo più»), quindi ai "blocchi programmati". Blocchi che negli ultimi tempi più d’una volta hanno coinciso con una giornata soleggiata, tiepida e beffardamente ventosa, quindi quasi priva di polveri e inquinamento: perchè la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. Tutto bene per chi vuole poter finalmente uscire a correre o pedalare senza essere "stirato" al primo passo carraio; meno bene, invece, per chi magari vorrebbe anche spostarsi non più per costrizione o dovere, bensì per sacrosanto diritto dopo una settimana di lavoro, e non può farlo che col mezzo privato.
Le ultime osservazioni degli ambientalisti contro la politica dei blocchi programmati troveranno sì consensi, ma solo del tipo "botte piena e moglie ubriaca". Infatti, quasi tutti vorrebbero veder sparire i blocchi domenicali "a caso" dal calendario, ma scatena il panico ed è giudicata impensabile la sola idea di fare sul serio nel momento dell’emergenza, bloccando tutto (scuole, uffici, fabbriche, amministrazioni: tutto) un mercoledì qualsiasi a causa del Pm10. Quale l’alternativa? Fregarsene e tirare dritto facendo finta di niente, come si è fatto per tanto tempo e come tuttora accade in Cina? Domande cui la politica deve avere il coraggio di dare risposte, anche impopolari, purchè pronte ed efficaci sul breve e soprattutto sul lungo termine.
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