Qualcuno ha mai visto camminare il Pil?
Viene definito come l'indicatore per misurare la ricchezza di un Paese. Secondo Gelminello Alvi non dice nulla sulla reale ricchezza degli italiani
Troppo spesso quando si parla di questioni economiche non si spiega nulla alla gente. Si esagera con l’uso di sigle, cifre e percentuali che poco raccontano della realtà quotidiana. Ad esempio, il famigerato Pil, acronimo che sta per “prodotto interno lordo”, è da tutti definito come l’indicatore per misurare la ricchezza di un paese, anzi spesso usato come sinonimo. Nossignori, non è così. «Nessuno lo ha visto (Il Pil) camminare – scrive Geminello Alvi – eppure al solo nominarlo esso fa maggiore effetto di una reliquia del medioevo. Ci si crede per atto di fede; e dire che non è altro che un numeretto, con il quale dal dopoguerra è convenzione contabile dare una misura alla produzione».
Eppure il Pil, tanto amato e citato, non ci dice nulla sulla ricchezza reale degli italiani, di quanto rimane loro in tasca, degli stipendi che percepiscono e soprattutto delle rendite, siano esse pensioni o case. La realtà economica è molto più complessa di quanto è riassunto in quel numerino.
L’autore, servendosi di grafici, dati e statistiche traccia il vero volto economico dell’Italia e degli italiani. La conclusione è che il Bel Paese non è più una Repubblica fondata sul lavoro, bensì sulle rendite. I salari si impoveriscono e la nostra ricchezza si basa sempre di più sui beni immobili e sulle pensioni, mentre la produzione è in grande diminuzione. Un quadro poco esaltante, dove i vizi economici prevalgono sulle virtù. Un corto circuito che mina alle basi il futuro delle giovani generazioni e alimenta il potere di oligarchie economiche resistenti a qualsiasi tipo di innovazione.
Geminello Alvi
Una Repubblica fondata sulle rendite
pag.135
Euro 16
Mondadori
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