Rapinavano banche per pagarsi la bella vita, tre in manette

Due pregiudicati e un gioielliere nella rete dei carabinieri. Sequestrate armi, gioielli e auto

Potremmo chiamarli “i rapinatori della pioggia”: entravano in azione solo sotto la pioggia battente, con parrucche e ovatta in bocca per deformare il viso, e armati fino ai denti. Il tutto, non con l’obiettivo di investire il ricavato di colpi in droga o armi, ma per fare la bella vita. Come complice, per giunta, avevano un “addetto ai lavori”, un gioielliere, che segnalava loro gli obiettivi – banche e gioiellerie –  e custodiva il danaro rubato servendosi del suo conto. Questa la storia raccontata dai carabinieri di Saronno che nella giornata di ieri, 16 novembre, hanno messo a segno una brillante operazione che ha fatto finire in carcere tre persone, due delle quali descritte come “professionisti del crimine” e soggetti molto pericolosi, a tal punto da poter essere arrestati mentre erano alla fine di un lauto pranzo al ristorante, e disarmati.
I protagonisti sono Alfredo Zuffrano, 46 anni, foggiano e pluripregiudicato, con precedenti addirittura per associazione mafiosa; Antonio Pirrone, 36 anni originario del Palermitano e con precedenti per reati contro la persona e il patrimonio e Marco Spoldi, titolare della gioielleria “Il gioiello” di Saronno, 43 anni, anche lui con precedenti.
Il gruppo agiva in modo differente a seconda delle competenze; i primi due facevano le rapine: almeno tre – secondo gli inquirenti – le banche assaltate negli ultimi mesi: la Banca di Trecate in provincia di Novara, lo scorso 6 novembre, la Bivebank di Cossato, a ottobre e la Banca Sella di Saronno, che ha valso addirittura 60 mila euro di bottino in contanti. Il gioielliere, secondo i carabinieri sarebbe stato invece la “mente” del gruppo, “colui che  – dicono i carabinieri – selezionava gli obiettivi e che si occupava del successivo riciclaggio del bottino approfittando della sua figura di insospettabile gioielliere conosciuto a Saronno e in tutta la provincia”.
Lo Zuffrano, un vero e proprio “professionista della rapina a mano armata” come lo hanno descritto i vertici dell’arma di Saronno, si muoveva sempre con grande circospezione e commetteva pochissimi errori: uno di questi è stato senza dubbio una telefonata effettuata col suo cellulare, sotto controllo. Ma la vera scintilla che fa scattare le indagini è un episodio raccontato da un rappresentante di gioielli rapinato a Saronno lo scorso 26 maggio. L’uomo si reca alla gioielleria “Il gioiello” con appresso il campionario; nota che, mentre sta parlando col gioielliere – lo Spoldi – due persone lo stanno osservando dall’esterno del negozio. Esce, va verso casa e viene rapinato.
Questo particolare è importantissimo: i militari iniziano a lavorare su tutto ciò che gravita attorno alla gioielleria e si scopre il giro di rapine, fino alle ordinanze di custodia cautelare di ieri, firmate dal Gip di Busto Arsizio. Le indagini sono durate quattro mesi in tutto, ma dalle prime risultanze sembra che l’attività dei tre sia iniziata nel 2001. Ora il negozio è sotto sequestro, come le armi e le due autovetture nella disponibilità dei malviventi; gli inquirenti non escludono che vi siano degli sviluppi a breve sulla vicenda; in particolare si cercano rimesse e garages dove la refurtiva dei due sarebbe stata nascosta dopo altri colpi a gioiellerie.

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Rapine a mano armata in banca e gioielleria 4 di 8

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Pubblicato il 17 Novembre 2006
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