“Vive in un ristorante diroccato, ma il Comune non l’ha abbandonato”

L'Amministrazione comunale replica alle accuse di aver trascurato la situazione del clochard di Caldè

"Mi dispiace ma non ci sto. Non è giusto che si accusi l’amministrazione comunale di venir meno ai suoi doveri quando i fatti dicono il contrario. Angelo è un nostro concittadino e noi abbiamo fatto e facciamo il possibile per dargli una mano. Ma lui collabora poco o niente e allora tutto diventa più difficile".
Il sindaco di Castelveccana, Luciano Pezza,  è arrabbiato, arrabbiato con chi l’accusa di non avere a cuore la situazione di un uomo costretto a vivere in un ristorante abbandonato a Caldè.

Angelo ha poco più di quarant’anni ed è finito su tutti i giornali locali perché costretto a vivere in una situazione che non è esagerato definire di completa indigenza. Vive in un ristorante abbandonato, mezzo diroccato con un letto, delle scatole di cartone con i suoi vestiti dentro e una stanza fredda, dove piove dal tetto.
"E’ terribile, ne siamo consapevoli – dice ancora il sindaco – ma dire che per lui non facciamo nulla non solo è sbagliato ma ingeneroso. Tutti noi, io compreso, ci prodighiamo per fare in modo che almeno da mangiare non gli manchi mai: gli ultimi buoni pasto glieli ho dati io, pagandoli di tasca mia. Mai e poi mai avrei detto questa cosa se non fossi stato costretto. Il bene si fa ma non lo si va in giro a raccontare. Certo, la casa la stiamo ancora cercando, ma non abbiamo mai smesso di farlo". E poi, fa capire ancora Luciano Pezza, Angelo è una buona persona ma con qualche problema a conservarsi un posto di lavoro.
"Lui per primo non si aiuta. E non è giusto. Deve andare a lavorare, procurarsi da vivere: è stato sfortunato certo, ma è un uomo giovane e forte, può ancora fare molto".
Angelo, dice il primo cittadino di Castelveccana, non verrà mai abbandonato così come è stato con la sua mamma, una donna anziana che non poteva più vivere con il figlio perché malata e denutrita. "La retta della casa di cura in cui ora vive la paghiamo per metà noi e per metà lei con la sua pensione. Ed è giusto così ma quanti altri Comuni lo farebbero?".
"Mi dispiace che ci abbiano accusato di essere indifferenti al caso di Angelo: basti dire che la nostra amministrazione vanta 3000 ore di assistenza domiciliare agli anziani in un anno, con duemila abitanti. Se è disattenzione questa!"

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Pubblicato il 21 Ottobre 2006
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