«Portiamo il treno dei frontalieri in Italia»

La proposta arriva dal sindaco di Lavena Ponte Tresa Roncoroni per trovare una soluzione all'annosa questione del traffico veicolare dei pendolari che passa in città

Se Maometto non va alla montagna la montagna va da Maometto. Si potrebbe riassumere con questo detto popolare la proposta del sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Vittorio Roncoroni che chiede di portare la storica ferrovia a scartamento ridotto Ponte Tresa svizzera – Lugano (nella foto di P.Saccà) fino a alla nostrana Ponte Tresa per incentivare lo spostamento dei pendolari su rotaia invece che in auto. «Questa proposta potrebbe sembrare assurda ma in realtà è molto concreta e realizzabile – spiega il sindaco di Lavena Ponte Tresa – anche se naturalmente non è un’opera che potremmo affrontare noi come amministrazione». Tutti si lamentano dell’attuale situazione: i cittadini delle due città di confine, i frontalieri costretti in coda, i comitati ambientalisti. Nessuno, però, finora ha trovato una soluzione valida.

L’idea nasce dopo la serie di progetti più o meno affossati per risolvere l’annoso problema delle code chilometriche di automobilisti quasi tutti frontalieri tra Ponte Tresa e Lugano. La situazione, infatti, è diventata esasperante e l’impossibilità di creare una viabilità alternativa a quella che attraversa i paesi è determinata anche dall’orografia del territorio e dai costi insormontabili che le opere viabilistiche comporterebbero. «Allungare la linea ferroviaria non è assurdo – continua Roncoroni – dato che qui il trenino c’era fino a quarant’anni fa». Lavena Ponte Tresa potrebbe così ospitare una stazioncina e un parcheggio per le auto di chi decide di lasciare la macchina per il treno in modo da alleggerire il traffico sulle arterie ticinesi. «La linea andrebbe poi rafforzata nella zona di Taverne, l’area industriale di Lugano dove lavorano un gran numero di italiani – continua Roncoroni – in modo che i lavoratori possano arrivare direttamente nei pressi delle fabbriche»

«Certo servirebbe un’attenzione particolare da parte della Regione – spiega il sindaco – e del governo ticinese. Saremmo felici se ci si potesse sedere attorno ad un tavolo e perlomeno studiare i costi e i benefici di questa possibilità». In effetti è il sindaco stesso a denunciare la situazione difficile che vive l’area a livello di mobilità: «Questa mattina sono andato a Caslano, subito dopo Ponte Tresa, per sbrigare alcune commissioni – conclude il sindaco – e ci ho perso quasi un’ora solo di traffico. Questo è impensabile per un’area che conta poche migliaia di abitanti». Poche migliaia di abitanti, in effetti, sopportano il traffico di una grande città tutti i giorni. Certamente una soluzione di questo tipo si inserirebbe nel piano dei trasporti che il governo cantonale sta portando avanti per l’area luganese che mira a potenziare il trasporto pubblico a scapito di quello privato.

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Pubblicato il 25 Settembre 2006
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