Luinesi in processione davanti allo storico cedro
Chi riprende il taglio del tronco, chi scatta foto, chi si porta a casa un ramoscello come se fosse il muro di Berlino. La gente saluta così una pianta secolare abbattuta dal nubifragio
Stavano per farlo diventare un vero e proprio monumento storico il cedro del Libano che da più di 150 anni troneggiava davanti a Palazzo Serbelloni, la sede del municipio di Luino ma, nonostante gli sforzi dell’agronomo comunale Giovanni Castelli, non si è fatto a tempo. Ora le motoseghe lo stanno sezionando lentamente come tarli che lavorano meticolosamente per portarlo via mentre i luinesi, come in una processione davanti ad un luogo del cuore, scattano foto e portano via rametti e pigne a ricordo di qualcosa di importante che non c’è più: «Ci piange il cuore – spiega lo stesso Castelli – la tempesta di ieri ha intaccato una realtà botanica seconda solo a Varese in provincia».
Luino, infatti, è ricca di piante e giardini secolari memori di una stagione straordinaria nel secolo scorso per la villeggiatura: «Basti pensare al viale dei platani – continua l’agronomo che è anche presidente dell’ente Parco Campo dei Fiori – già da oggi siamo al lavoro per censire i danni ai numerosi alberi sia per verificarne lo stato di salute dopo le raffiche di vento sia per scongiurare che qualche privato ne abbatta uno di troppo». C’è preoccupazione dunque anche tra i cittadini. La caduta del grande cedro desta qualche dubbio anche nell’agronomo Castelli: «In vent’anni a Luino ne sono cadute di piante, ma il cedro non ha mai dato segni di cedimento – continua – faremo delle verifiche sulle radici per capire come sia stato possibile».
I suoi trenta metri di altezza e due metri di diametro, la sua imponenza maestosa che copriva per intero la facciata del comune ora è un ricordo che entrerà a far parte di quella galleria fotografica storica che tutti i paesi hanno e che a Luino si è arricchita di una nuova toccante, immagine.
Difficile sapere quale mano, oltre 150 anni fa, decise di piantare l’albero. Avvenne forse per dare lustro alla città di una pianta maestosa e capace di richiamare, nei gelidi inverni in riva al lago, caldi paesaggi mediterranei. O forse l’albero servì per ricordare un evento particolare per la città, persosi nel tempo. Solo supposizioni possono fare da contorno a questa favola finita male, dal momento che proprio in previsione del possibile impiego della pianta come monumento della città, vennero effettuate ricerche storiche per risalire alla genesi del grande cedro, ma senza tuttavia avere un responso certo circa la sua storia.
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