Nove imprese varesine su dieci sono presenti all’estero
Sono quasi il 90 per cento le aziende della provincia presenti oltre confine. I paesi preferiti? Cina, Usa e Nord America
Scelgono l’export, le fiere internazionali e gli uffici di rappresentanza. Le imprese varesine non si accontentano più del mercato locale ma guardano ben oltre. Secondo un’indagine condotta dall’Associazione delle piccole e medie industrie della provincia di Varese in collaborazione con Alberto Onetti, professore della facoltà di economia dell’Insubria di Varese, sarebbero quasi il 90 per cento le aziende della provincia presenti all’estero per esportare i propri prodotti o per partecipare a manifestazioni internazionali.
«È vero, le nostre sono quasi esclusivamente piccole imprese – ha commentato il presidente dell’Api, Franco Colombo – ma le dimensioni non hanno frenato il loro interesse per i mercati esteri tanto che possiamo parlare di “botteghe globali”. Fermarsi al locale infatti non basta più, il mercato è cambiato e le nostre associate, non senza difficoltà, hanno dimostrato di saper trasformarsi per reggere anche la concorrenza internazionale».
All’estero, secondo quanto emerso dalla ricerca, si va per seguire clienti e fornitori strategici, per fare ricerca, per sfruttare tecnologie specializzate e soprattutto per cercare risorse a costo più basso. I Paesi più gettonati? Cina e Stati Uniti per gli operatori del settore chimico-plastico che cercano materie prime a costo inferiore, Est-Europa per gli esportatori della meccanica e Nord Europa e Nord America per i venditori del comparto tessile e dell’abbigliamento.
Il percorso seguito è tipico: si parte dalle esportazioni (54 per cento delle imprese intervistate) e dalla partecipazione alle fiere (35 per cento) per poi passare all’apertura di uffici di rappresentanza (11 per cento) per arrivare infine all’insediamento produttivo oltre confine (1 per cento). «Internazionalizzare non vuol dire solo delocalizzarsi, non basta trasferire la produzione in un altro paese – ha aggiunto Colombo –. È molto di più: vuol dire vendere al di fuori dei confini nazionali ed essere concretamente presenti all’estero. Proprio per questo le difficoltà non mancano. Per superarle molte imprese hanno deciso di appoggiarsi ad intermediari e agenti piuttosto che affrontare direttamente il mercato, anche se l’approccio diretto con il cliente rimane il canale privilegiato».
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