“Salviamo i cedri secolari”: oltre 1.300 firme contro il taglio tra viale Aguggiari e via Paravicini a Varese
L'arboricoltore Giaime Pratella promotore della raccolta firme: «Mancano le prove di trazione». Il Comune replica in tre punti: «Prima di tutto la tutela delle persone di fronte a eventi climatici estremi e imprevedibili»
Oltre milletrecento firme per bloccare le motoseghe e salvare cinque cedri dell’Atlante secolari. È il risultato della mobilitazione popolare lanciata da Giaime Pratella, agrotecnico laureato e arboricoltore certificato, che ha deciso di dare voce ai cittadini per fermare l’abbattimento di cinque storiche alberature situate nel comparto tra viale Aguggiari e via Paravicini previsto per il prossimo 4 luglio.
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Una battaglia nata “dall’interno”, dopo che l’azienda di Pratella era stata contattata per formulare un preventivo per l’esecuzione del taglio delle piante, alte circa trenta metri. Di fronte alla relazione, l’arboricoltore ha scelto di rifiutare l’incarico, ritenendo la perizia inadeguata rispetto al valore storico e paesaggistico dei cinque esemplari.
Una campagna sostenuta da diverse parti, primi fra tutti l’agronomo ed ex vicesindaco del Comune di Varese Daniele Zanzi molto attivo sui social quando si prospettano tagli o interventi sul verde cittadino (e non solo) e Italia Nostra Varese, che ha denunciato il possibile taglio degli alberi con una nota stampa diffusa qualche giorno fa:
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La denuncia: «Avanti così e Varese diventerà simile a Busto Arsizio»
Nonostante i tentativi di interloquire con gli uffici tecnici di Palazzo Estense, Pratella ha appreso che il permesso di abbattimento era già stato rilasciato. Da qui la decisione di far partire la raccolta firme, che oggi ha ampiamente superato quota 1.300 adesioni.
«Si basano su relazioni che lasciano ampissimi margini di interpretazione – spiega Giaime Pratella – senza eseguire tutte le prove che l’arboricoltura moderna oggi consente, come la prova di trazione per simulare l’azione del vento. In una pianta secolare è normale trovare del decadimento interno rilevabile con la tomografia, ma non basta per abbattere. C’è stata una semplicità di forma mostruosa. Facendo le cose così diventa tutto troppo facile e la mia paura è che, continuando su questa strada, fra qualche anno Varese diventerà simile a Busto Arsizio».
La replica del Comune: «La sicurezza non è negoziabile»
La risposta di Palazzo Estense non si è fatta attendere e chiarisce la posizione dell’amministrazione sollevando tre argomenti cruciali a favore dell’intervento, confermando che la decisione è stata presa nell’esclusivo interesse della pubblica incolumità: «La salvaguardia dei cittadini e dei beni venga prima di ogni altra valutazione. Se delle piante rappresentano un pericolo tangibile su una via pubblica, l’amministrazione ha il dovere di intervenire», spiega l’assessora alla Tutela Ambientale Nicoletta San Martino.
Il Comune ricorda inoltre che le piante in questione sono vicine tra loro: abbatterne solo una scompenserebbe la staticità delle altre, amplificando il rischio. A tal proposito viene citato il recente e drammatico precedente di via Sanvito, dove un albero è crollato improvvisamente alle 8:30 del mattino in prossimità di un semaforo: «Se in quel momento fosse passata una vettura o un pedone, sotto lì si rischiava la tragedia. Al Comune non fa certamente piacere abbattere alberi, ma la sicurezza viene prima», prosegue l’assessora.
«Non possiamo poi dimenticare che il quadro climatico è radicalmente mutato rispetto al passato e impone nuove valutazioni sul rischio. Oggi il territorio si trova a fare i conti con eventi meteorologici improvvisi, violenti e non paragonabili a quelli di anni fa. Tutti ci ricordiamo il fortissimo e distruttivo evento meteorologico che ha colpito la città nel 2024, caratterizzato da raffiche di vento non più lineari ma rotative, capaci di sollevare e sradicare fusti imponenti. Di fronte a questa nuova portata dei fenomeni atmosferici, gli standard del passato non bastano più e il livello di pericolo potenziale è decisamente maggiore», conclude San Martino.
Infine, l’iter di richiesta. Gli uffici comunali, dove lavorano persone competenti e con esperienza decennale, specificano che l’iter è partito su base privata, trattandosi di alberature collocate all’interno di una proprietà non comunale. I proprietari del terreno, proprio a seguito dei fenomeni di eccezionale impatto del 2024, hanno presentato formale richiesta. Il Comune, dal canto suo, non ha rilasciato alcuna autorizzazione formale “con leggerezza”: gli uffici hanno eseguito tutti gli esami tecnici approfonditi ed accurati previsti tassativamente dalla normativa vigente. Solo dopo aver vagliato i risultati di queste verifiche precise, e accertato il rischio per la strada, è stato concesso il via libera definitivo all’abbattimento.
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