Olimpias, dal governo solo un aiuto condizionato

"Il Ministero del Welfare disponibile a darci una mano, ma solo dopo che avremo raggiunto l'accordo con Benetton" riferiscono i sindacalisti

Per l’Olimpias e i suoi ex dipendenti tira un’aria sempre più brutta. Neppure l’incontro svoltosi mercoledì presso la sede del Ministero del Welfare nella capitale ha rischiarato l’orizzonte, infatti, secondo quanto riferisce Domenico De Felice di Filtea-Cgil, gli esponenti del ministero si sono detti disponibili a "tendere una mano", nel senso di far valere i meccanismi degli ammortizzatori sociali, ma solo a condizione che venga raggiunto al più presto un accordo con la proprietà, ossia con il gruppo Benetton. Il raggiungimento di un qualsivoglia accordo è tuttavia subordinato da Benetton allo svuotamento dei magazzini da parte dei lavoratori e all’abbandono dell’occupazione dello stabilimento di via Boscaccio. In pratica, si chiede la resa senza condizioni. Solo una volta accettata questa amara pillola si potrà fare richiesta formale per la cassa integrazione – "che pure la legge prevede" ricorda De Felice – richiesta che dovrà comunque essere subordinata ad un piano di ricollocamento e riqualificazione dei 117 dipendenti licenziati.

La notizia, giunta verso sera, è stata accolta con grande rabbia dai lavoratori riuniti in presidio nello stabilimento, come riferisce il consigliere comunale di Cassano Magnago Renato Pagnan, che ha atteso notizie insieme con gli ex dipendenti. "Il sottosegretario al Welfare Roberto Rosso aveva invitato a Roma le rappresentanze dei lavoratori, i sindacati, l’amministrazione di Cassano Magnago, e aveva promesso in diretta tv su Antenna Tre di raddoppiare gli ammortizzatori sociali annunciati in un primo momento (non più di circa 4500 euro, ndr). Ma è chiaro che zero moltiplicato per due, dà zero" commenta sarcastico il consigliere.

Saltato l’incontro did domani fra sindacati e Benetton, dalle ore 14 circa si terrà un’assemblea dei lavoratori per decidere sul da farsi. La situazione sembra preludere ad uno sblocco obbligato della fabbrica, ma la rabbia è tanta: "non oso pensare a quel che potrebbe accadere da domani in poi, qui c’è chi era ad un passo dal pensionamento e si troverà senza ammortizzatori e senza diritto alla pensione piena" dichiara Pagnan.

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Pubblicato il 16 Novembre 2005
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