La Lega non vuole la moschea
Oggi pomeriggio conferenza stampa della Lega Nord. L'on. Giovanna Bianchi: "I musulmani possono pregare a casa loro"
«Ora o mai più. Stop all’invasione islamica» recita un manifesto appeso alla parete. Un altro mostra due foto di Gallarate: una bella con vista dall’alto di una chiesa, e un’altra con dei musulmani che pregano fuori dalla moschea di Cedrate. A fianco delle due foto la domanda: "Scegli che Gallarate vuoi". I manifesti appesi nella sede della Lega nord di via Palestro a Gallarate lasciano pochi dubbi sulla volontà politica del Carroccio di trovare una soluzione alla questione moschea. Ancor meno speranza lasciano le parole durissime del senatore Luigi Perruzzotti e del deputato Giovanna Bianchi. Una posizione senza il minimo spiraglio che possa far intravedere una possibilità.«Pregare è un diritto di chiunque – ha detto l’onorevole Bianchi -. Un musulmano può pregare anche in privato, con il suo tappetino rivolto verso la Mecca. Li ho visti io in albergo mentre ero in visita in Afghanistan. Ci sono paesi islamici dove non si può aprire o costruire una chiesa, non vedo perchè si debba fare carico il comune di questo aspetto. E poi per me non è un luogo di preghiera quello dove si sgozzano di nascosto animali o dove si indottrinano i giovani. Io, personalmente, una moschea non ce la voglio, né in regola né non in regola».
Dura anche la posizione senatore Luigi Peruzzotti, che chiede misure più restrittive. «Hanno avuto tutto il tempo per fare le cose per bene e mettersi in regola – ha detto il senatore leghista- ma quando è stato il momento di agire non l’hanno fatto, anzi c’è stata anche qualche reazione e ora siamo preoccupati per questa situazione. Siamo sul territorio della Repubblica e le leggi valgono dappertutto anche qui. Poi non dimentichiamo che qui vicino c’è Mlapensa un crocevia pericoloso. Non capisco perché non si sospenda anche da noi il trattato di Schenghen».
«La Lega – ha dichiarato ancora Peruzzotti – chiede alla Casa delle Libertà leggi più restrittive, perché sappiamo che ci sono ambasciate che dietro lauti compensi rilasciano documenti falsi. E poi alcune forze politiche dovrebbero piantarla di difendere queste persone e anche alcuni magistrati dovrebbero darsi una regolata. Il nostro sgombero vuole essere un segnale anche per altre città».
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