«Abbiamo contestato l’euro non Ciampi»
In un’intervista a Varesenews l’eurodeputato Mario Borghezio anticipa i contenuti della conferenza stampa che si terrà questo pomeriggio a Strasburgo
«Alle 16.30 di oggi faremo una conferenza stampa a Strasburgo per dire la nostra su quello che è avvenuto ieri al Parlamento europeo. Stiamo aspettando di vedere tutti i giornali europei per fare un confronto su come è stata trattata la notizia. Dopo di che spiegheremo come sono andati davvero i fatti».
Mario Borghezio da Strasburgo, il giorno dopo la protesta (plateale) contro l’euro scattata durante il discorso del presidente della Repubblica Ciampi, non scende dalle barricate. E rilancia.
E’ stato lui ad alzarsi per primo, sventolando un fazzoletto verde, e ad urlare “libertà, basta con l’euro” seguito poi da Matteo Salvini, che ha spiegato una grande bandiera con il Sole delle Alpi, e da Francesco Speroni. Il presidente dell’assemblea Joseph Borrell ha faticato non poco a riportare la calma ripetendo più volte: «Signori uscieri, accompagnate alla porta il deputato. Ho detto che venga espulso, togliete quei simboli». Alla fine Borghezio, Salvini e Speroni sono stati accompagnati all’uscita tra gli applausi generali.
Questo l’antefatto. E oggi l’eurodeputato leghista Borghezio non torna sui suoi passi: «Tanto per cominciare sarà bene precisare che non abbiamo contestato Ciampi ma il suo discorso sull’euro. I giornali italiani hanno travisato il senso del nostro intervento; tutti questa mattina dicono che abbiamo preso di mira il presidente della Repubblica e questo è assolutamente falso. Non gli abbiamo affatto mancato di rispetto. La nostra opinione sull’euro è nota: la moneta unica è una iattura e noi continueremo ad essere i capofila di questa battaglia».
L’unico cenno di rimorso riguarda i toni della protesta: «Forse abbiamo mancato un pelo di etichetta – dice ancora Borghezio – ma in fondo in Parlamento si va per parlare, lo dice la parola stessa. Invece, quello europeo come quello italiano, è un “votificio” dove i partiti, e le lobby, decidono quali argomenti si posso trattare e quali invece devono essere imboscati. Noi ci sentiamo rappresentativi dei popoli europei e i popoli usano questa lingua, la nostra: a volte parlano, a volte urlano».
La Lega non cambia né strada né strategia?
«Assolutamente no. Continueremo a contestare, e a modo nostro, l’euro e il maggior responsabile di questa scelta scellerata: il suo nome è Prodi, non Ciampi. Quel Prodi che, per fortuna, in Europarlamento non vediamo più».
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