La “grande G” svela tutto : forse troppo
Prima Google Maps e ora il nuovo servizio “Earth”: vista a “volo d’uccello” su tutto il Mondo
È di questi giorni la messa on line del nuovo software gratuito Google Earth. Ogni navigatore della rete oggi può scaricarlo e avere il Mondo intero nel proprio pc in formato tridimensionale. Davanti al monitor come su un deltaplano, con la possibilità di vedere montagne (ma anche edifici) da tutte le prospettive possibili. Molto più di un semplice navigatore satellitare con strade e luoghi visibili come su una mappa. Google Earth fornisce la mappatura dell’intero globo ottenuta con foto scattate da dirigibili, aeroplani e satelliti che consentono una visuale sulla Terra con un livello di dettaglio davvero impressionante. Tutto molto bello ma proviamo a tornare indietro di qualche mese e per precisione all’ottobre 2004. Grazie all’acquisizione di Keyhole, azienda specializzata nella cartografia satellitare, la grande G (Google) ha fornito al mondo intero la possibilità di osservare il mondo (o quasi) come se ci si volasse sopra con un aereo da turismo: il servizio è stato chiamato Google Maps. Nelle foto è possibile scorgere dettagli come le automobili in circolazione ma quello che più impressiona (vedi Malpensa nella foto o la caserma di Aviano dal Google Maps) è la visione di quelli che, in virtù di una legge italiana del ’41 tutt’ora in vigore, sono definiti obiettivi coperti da segreto militare o “sensibili”. E quindi? Quindi in base alla legge del nostro Paese Google è in flagranza di reato.
Dopo una prova di alcuni giorni ci è parso strano notare che solo le basi militari in territorio americano siano “mascherate” in Google Maps mentre nel resto del Mondo tutto è in “chiaro” (provate a cercare gli stabilimenti Agusta). La domanda sorge spontanea e allo stesso tempo bizzarra: «Come mai con le nuove norme antiterrorismo non posso volare con una forbicina taglia-unghie in tasca ma posso avere le coordinate di una installazione militare precise come non mai?».
Mohamed Hatta (tra i terroristi al WTC dell’11 settembre) nel suo testamento “video” spiegò di aver usato un GPS (global position system) da 30 dollari per tracciare le coordinate utili al suo nefando scopo, recandosi al 30° piano di una delle due torri: questo fece accapponare la pelle agli amanti di tecnologie tascabili ma ora le stesse coordinate si possono ottenere da casa, con un semplice collegamento ad Internet. Non vogliamo dire che Google si un mezzo utile al terrorismo ma vorremmo che la vecchia, ma sempre valida legge del ’41 fosse davvero uguale per tutti. Qualcuno obietta che le foto satellitari non siano in “tempo reale” e che quindi l’allarme è del tutto eccessivo: giusto. Le foto, fanno sapere dalla grande G, sono state scattate in un periodo di tre anni e quindi sono “inutilizzabili” a scopi terroristici: già, forse le navi portaerei fotografate nel porto di Napoli o Brindisi saranno state spostate e quindi sono salve… ma gli hangar e i depositi o le torri di controllo? Informati della faccenda, al Ministero della Difesa, ancora tutto tace.
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