Mafia: stragismo e mandanti occulti

Continua alla Liuc la serie di incontri su mafia, legalità e costituzione. Lunedì 9 maggio è stato il turno di Luca Tescaroli e Giovanna Chelli

All’Università Carlo Cattaneo – Liuc di Castellanza continua il ciclo di conferenze che ha per tema “La nuova resistenza. Mafia, legalità, costituzione. Nella serata di lunedì, 9 maggio, Luca Tescaroli, sostituto procuratore di Roma e Giovanna Chelli, presidente dell’Associazione vittime dell’attentato di via Georgofili, si sono confrontati sul delicato tema delle stragi di matrice mafiosa e dei loro mandanti occulti. Ne è emerso un quadro in cui la verità sugli attentati che hanno colpito l’Italia nel 1993 ancora stenta a farsi strada, dove a colpevoli identificati – i boss di Cosa Nostra – se ne affiancano altri che la Giustizia non ha ancora individuato.

L’accorato intervento di Giovanna Chelli ricostruisce a grandi tappe gli eventi di quegli anni: «Nel gennaio del 1993 venne arrestato Totò Riina, boss incontrastato di Cosa Nostra: da quel momento iniziò un vero e proprio attacco allo Stato da parte della mafia. Nel maggio, una carica di esplosivo distrusse la torre dei Pulci, in via dei Georgofili a Firenze. Il 27 luglio fu colpito il Padiglione di Arte Contemporanea, in via Palestro a Milano e, nella stessa giornata, cariche di tritolo esplosero presso le chiese di san Giovanni in Laterano e san Giorgio al Velabro, a Roma. Altri attentati vennero programmati per tutto il 1993 e per i primi mesi del 1994 ma fortunatamente fallirono e non vennero più ripetuti».

 

La domanda è quali fossero i moventi di questo attacco frontale allo Stato: «La richiesta dell’abolizione dell’ergastolo per i reati di stampo mafioso – continua Giovanna Chelli – l’abolizione del regime carcerario duro 41 bis e il blocco dei sequestri dei beni appartenenti ai mafiosi. Il processo, iniziato nel 1996,  mostrò che menti raffinate erano i veri mandanti di questi attentati: la collusione tra mafia e politica apparve evidente. Esistono nomi precisi che non sta alla mia Associazione rendere pubblici. Troppe leggi, proposte e definite nel corso degli anni, hanno messo in difficoltà la magistratura. Quello che noi chiediamo è solo che emerga la verità e che i colpevoli vengano arrestati e puniti».

Luca Tescaroli ha puntualizzato ulteriormente: «Il maxi processo,  istruito nel 1992 da Caponnetto, Falcone e Borsellino, fu il primo ad infliggere dure condanne ai mafiosi. Cosa Nostra non si sentì più tutelata dai suoi referenti politici: vennero assassinati l’eurodeputato democristiano Salvo Lima e l’onorevole Ignazio Salvo. A ciò si aggiunsero numerosi attentati a sedi locali della Dc e del Psi. Nelle strategia di tensione tutti sanno come vennero colpiti, a distanza di cinquanta giorni l’uno dall’altro, Falcone e Borsellino. Tutto questo in un momento critico per l’Italia: all’alba di mani pulite e dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica che si pensava potesse essere Andreotti. Cosa Nostra aveva bisogno di nuove coperture ed iniziarono trattative con le istituzioni. Nel 1994 gli attentati finirono ma la mafia, oggi, è ancora viva. Chi trattò con i boss? Il Sisde fu coinvolto nella strage di Capaci? Chi decise quali monumenti colpire nel 1993? La magistratura ha sinora fatto un gran lavoro, ma questi sono quesiti di cui una società civile si deve fare carico».

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Pubblicato il 10 Maggio 2005
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