“Ecco come si amministrava dopo la Liberazione”
Sabato mattina una delegazione dell'Anpi consegnerà una raccolta di testi con le prime deliberazioni di Comune e Provincia all'indomani della Liberazione. (nella foto: Varese maggio 1945, la 121ma sfila nel centro cittadino. In testa Claudio Macchi)
Un raccolta di testi, curata da Enzo Rosario Laforgia, dell’Istituto storico varesino "Luigi Ambrosoli", sarà consegnata sabato 23 aprile da una delegazione dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) agli amministratori di Comune e Provincia.
«Il dossier – dice Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi – contiene le prime deliberazioni delle due amministrazioni. Decisioni importanti, di grande significato etico. Tra le prime c’è la revoca della sospensione dall’Ufficio anagrafe di Calogero Marrone, l’uomo che ha salvato centinaia di ebrei, e a sua volta deportato e ucciso dai nazifascisti in un campo di sterminio. C’è molto da imparare dagli amministratori di allora, considerato che l’ex Giunta di centrodestra del comune di Samarate ha pensato bene di commemorare alcuni caduti della repubblica sociale, anzichè il 25 Aprile. Visto il risultato delle elezioni in quella città, è stata una scelta che non ha pagato».
«In molti scritti e atti amministrativi dell’epoca – spiega lo storico Enzo Laforgia – c’è un’idea forte di riedificazione politica, materiale e morale. Non si trattava solo di sbarazzarsi dell’enorme apparato simbolico e ideologico che il fascismo aveva realizzato in vent’anni unitamente alle sue pagine più tristi. Si trattava di rifondare un contratto sociale intorno a valori comunemente accettati, che era un’impresa particolarmente difficile in una società disgregata, prostrata dall’oppressionee ferita dalla guerra».
I documenti inseriri nel dossier restituiscono lo sforzo compiuto in quei giorni, dall’aprile al maggio-giugno 1945, dagli organismi e dagli attori usciti vincitori dalla lotta di Liberazione. «I testi scelti – continua Laforgia – sottolinenano la continuità tra antifascismo e democrazia, l’indissolubile legame tra la stagione della lotta di liberazione e la nascita della Repubblica italiana. La celebrazione del 25 aprile non si esaurisce in una sorta di memoria antiquaria, puramente ricostruttiva e rievocativa. Coltivare una memoria comune e non necessariamente condivisa, come oggi si va spesso ripetendo, ha un alto valore civile ed educativo, perché, come scriveva il poeta Franco Fortini, "possiamo imparare qualcosa dallo ieri solo nell’esatta misura in cui desideriamo un domani"».
Il sessantesino anniversario della Liberazione si aprirà, dunque, con un monito agli attuali amministratori. Il ricco programma delle celebrazioni continuerà fino al 28 maggio: musica, spettacoli teatrali, cinema, libri, convegni e dibattiti. In venticinque località della provincia andaranno a parlare i rappresentanti dell’Anpi. Durante la celebrazione ufficiale ci sarà la posa di una targa in Largo Resistenza, nel cuore di Varese, con i nomi dei 33 partigiani varesini caduti per la libertà.
Per l’occasione saranno anche pubblicati due libri: "Lotte operaie e Resistenza in provincia di Varese. Parte prima: Varese, Saronno, Sesto Calende", a cura di Bruna Bianchi, Enzo Rosario Laforgia, Giuseppe Nigro, Mario Varalli (Istituto "Luigi Ambrosoli"), pubblicato con il contributo di Cgil, Cisl e Uil ; "Guerra e Resistenza in provincia di Varese nel racconto di tredici protagoniste" (Macchione Editore) a cura dell’Istituto storico Luigi Ambrosoli per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di Liberazione.
«La Coop – ha aggiunto Alfredo De Bellis , responsabile delle attività sociali e culturali di Coop Lombardia per la provincia di Varese – appoggia questa iniziativa perché si riconosce nei valori condivisi della resistenza. Quest’anno c’era un motivo in più. Infatti a livello nazionale l’Istituto storico per la Resistenza non ha ricevuto nemmeno un centesimo per le celebrazioni del sessantesimo della Liberazione. Tra le iniziative vorrei segnalare lo spettacolo teatrale e una grande storia: "Nome di Battaglia Lia", di Renato Sarti. È la storia della liberazione del quartiere Niguarda, liberato un giorno prima, e della staffetta partigiana Gina Galeotti Bianchi, uccisa che era in cinta di otto mesi. Il Consiglio comunale di Milano si era impegnato a intitolarle una via, ma sono passati due anni e ancora non si è visto nulla».
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