Commercio equo e solidale, sì ma…
Accettata come raccomandazione una risoluzione di Rifondazione Comunista che chiedeva interventi a favore del settore, come già avviene in molti enti locali italiani
Durante il Consiglio comunale di ieri sera si è posto in discussione un tema "ideologicamente caldo" come il
commercio equo e solidale. Rifondazione Comunista chiedeva al Sindaco
ed alla Giunta un impegno a pubblicizzare il commercio equo e solidale
con i Paesi del Terzo Mondo, considerato una valida ricetta contro la
povertà, il sottosviluppo e lo sfruttamento. In particolare si chiedeva
di diffondere i prodotti equo-solidali immettendoli nelle macchinette
di distribuzione del Comune, come già fatto in molte realtà amministrate dal centrosinistra in varie parti d’Italia, e fornendoli alle mense scolastiche; di
evitare l’acquisto di prodotti di aziende note per il mancato rispetto
dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente e di aiutare le iniziative
espositive del commercio equo e solidale.
Un emendamento di Enrico Salomi (UDC) alla
risoluzione, volto a "temperare" la proposta dal punto di vista della destra, chiedeva di non acquistare prodotti che potessero in
qualisvoglia modo finanziare terrorismo e guerriglia (l’attacco, per
intenderci, era al "caffè zapatista" del Chiapas) o "Stati canaglia" quali Sudan, Zimbabwe ed altri, facendo riferimento al rapporto Onu che definisce organizzazioni e attività contrari alla pace nel mondo.
Il vicesindaco
Gianfranco Bottini ha stroncato sul nascere le velleità dei proponenti: «L’equo-solidale può avere la simpatia della Giunta, ma
deve farsi strada sgomitando nel mercato "normale", senza canali
preferenziali. Circa le mense scolastiche, poi, i prodotti devono
essere "sicuri" e quella di boicottare le multinazionali è un’idea
francamente un po’ "sovietica"… E anche l’idea di Salomi di mettere il funzionario commerciale del Comune a distinguere tra guerriglieri, terroristi, Stati canaglia non è pensabile… Al più potremmo invitare la Regione Lombardia a
sostenere, con più autorevolezza, il settore equo e solidale, ma la
nostra ottica resta quella di acquistare ciò che costa meno, in base
alle leggi di mercato. Noi preferiamo la concretezza alla demagogia».
In sostanza, a detta del vicesindaco, molti punti compresi nella risluzione non sono applicabili: resta aperta, invece, la via della sensibilizzazione alle tematiche del commercio equo e solidale in genere.
«Non si
può mettere a confronto sul libero mercato l’equo-solidale con il
prodotto dei grandi marchi» ha protestato invano Antonello Corrado. Un’inattesa difesa della posizione "liberista" di Bottini è venuta invece dai banchi del centrosinistra , dove Berteotti (Margherita), che,
come poi Grandi (DS), ha negato il diritto dei prodotti equi e solidali
a canali privilegiati di distribuzione («ciò violerebbe i principi
economici della nostra cultura»), pur criticando l’impostazione data da
Salomi al tema dei "Paesi canaglia" da cui non importare nulla: «In
base al tuo ragionamento, negli anni ’70 l’Italia non avrebbe dovuto
esportare nulla con il terrorismo che c’era…» «In Italia c’era
terrorismo ma non si trattava di uno Stato terrorista» ha ribattuto
Salomi, evidentemente dimentico della strategia della tensione. Infine, ritirato l’emendamento Salomi, la
risoluzione è stata accettata come raccomandazione, ma una certa ‘insoddisfazione dei proponenti era palpabile.
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