In viaggio di nozze a Xinavane
La storia di una coppia di ventenni che ha scelto l'altra Africa per consolidare la voglia di diventare famiglia
La solidarietà e la voglia di aiutare chi soffre si può esprimere in mille modi ma di sicuro uno dei più originali è quello che ha scelto una coppia di Maccagno. Valentina ed Enrico, infatti, come viaggio di nozze non hanno scelto l’Africa di Sharm el Sheik o di altre località turistiche, veri fortini dell’occidente in terra africana, ma il Mozambico, uno dei paesi più poveri del mondo con un reddito pro capite medio di meno di trecento dollari l’anno. Valentina Sartorio ed Enrico Semeraro, poco più che ventenni, hanno fatto una scelta che, come loro stessi affermano, gli ha cambiato l’esistenza scegliendo di vivere la loro luna di miele nella missione delle suore della Carità di San Vincenzo De Paoli a Xinavane, un villaggio poverissimo a 120 km dalla capitale.
Perché questa scelta? «Entrambi facciamo parte del G.i.m. – dice Valentina – ed entrambi da alcuni anni avevamo il desiderio di cominciare ad essere famiglia unendo i nostri sforzi per aiutare chi ha davvero bisogno».
Hanno cominciato a risparmiare soldi per questo viaggio ben cinque anni prima con l’idea precisa di fare il loro viaggio di nozze in Africa, tra la gente povera. «Tutto il nostro matrimonio è stato consacrato a questo fine – continua Valentina – a partire dalla lista nozze che abbiamo affidato alla bottega del mondo fino alla raccolta delle classiche “buste” durante il pranzo di nozze dove abbiamo raccolto ben 2000 euro che abbiamo devoluto alla missione di Xinavane». Un impegno totale, dunque, completamente finalizzato ad aiutare chi ha bisogno. A Xinavane hanno vissuto per quasi un mese ed entrambi hanno dato un contributo importante alla missione.
Valentina si è impegnata ad insegnare, grazie ai 26 flauti raccolti nelle varie scuole del Luinese, musica ai bambini della scuola della missione che raccoglie ben ottocento bambini: «E’ incredile scoprire le capacità in campo musicale di questi bambini – afferma Valentina – che in un mese erano in grado di suonare alla perfezione “Il mattino” di Vivaldi».
Enrico, invece, si è dedicato all’insegnamento dell’informatica grazie ad alcuni computer donati alla missione: «Con l’informatica fanno molta fatica a familiarizare – dice Enrico – dato che non è nella loro cultura accettare la razionalità e la ripetitività di un gesto». Durante il mese passato a Xinavane i due sposi hanno visitato anche gli ospedali constatando ciò che numerosi mezzi di informazione vanno ripetendo da alcuni anni ovvero il dilagare dell’aids: «Gli ospedali sono pieni di mamme e bambini malati di questa terribile piaga – continuano – e l’insufficenza dei medicinali che costano in modo esorbitante e la cattiva informazione che fa leva su credenze strgonesche sta diffondendo la malattia in modo abnorme e del tutto incontrollato».
Le parole dei due giovani sposi scivolano via mischiando tristezza per l’impotenza che i pochi volontari provano di fronte all’immenso lavoro da fare e la speranza che gli stessi africani, soprattutto i bambini, regalano con un sorriso e con la forza di vivere che esprimono nei loro gesti giornalieri. «Lì la speranza e la voglia di vivere ogni giorno come se fossero in guerra con la vita non sono minimamente paragonabili a quella che abbiamo noi – conclude Valentina – basti pensare che il tasso di suicidi è vicino allo zero mentre da noi si suicidano in massa (vedi Giappone) e questo deve farci pensare». A Xinavane stamattina si sente una musica dolce e leggera che esce dalla scuola, è il mattino di Vivaldi.
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