Sciopero, aderisce il 93 per cento dei magistrati

27 giudici su 29 aderiscono all'astensione dal lavoro. Contestata anche dagli avvocati la riforma voluta da Castelli

Giornata di sciopero al tribunale di Varese: il 93,1 per cento dei magistrati varesini, 27 sui 29 di turno questa mattina, hanno aderito all’astensione promossa dalla ANM per contestare la riforma della giustizia voluta dal ministro Castelli. A livello nazionale 4500 magistrati hanno inviato una lettera al ministro, nella quale la legge viene definita «incostituzionale e  sbagliata». Dello stesso avviso la presidente della sezione varesina dell’ANM, Anna Giorgetti: «L’adesione massiccia allo sciopero è lo specchio di una problematica sentita da tutti. La riforma non è della giustizia, ma del giudice. Si vuole modificare la funzione del magistrato, deprofessionalizzandola a scapito dei cittadini in primo luogo. Con la riforma, che verrà votata, salvo miracoli, domani alla Camera, il giudice diventa un semplice burocrate. Non si vanno a risolvere i problemi reali della giustizia italiana, la riforma è dannosa e sbagliata».

Tra le iniziative dei magistrati, un incontro dibattito con la partecipazione del giornalista Gianni Barbacetto, che ha collaborato con Marco Travaglio e Peter Gomez alla stesura del libro “Mani Pulite”. Numerosi i magistrati e gli avvocati, anch’essi in sciopero oggi e domani, presenti in aula. «Oggi è una giornata importante. I magistrati – ha detto Barbacetto – hanno sulle spalle il peso della giustizia italiana. Io sono qui per dare una testimonianza forte del fatto che questo sciopero non è un’iniziativa privata ad uso e consumo di una corporazione. La giustizia è un bene di tutti, va tutelata per la sopravvivenza stessa della democrazia. Diciamo no alla controriforma voluta da Castelli e soci, una controriforma che rispecchia i limiti culturali e intellettuali di una classe politica convinta che gli unici a poter prendere decisioni siano i politici, perché investiti del voto popolare. Vogliono, e ci stanno purtroppo riuscendo, sottomettere la giustizia alla politica. I cittadini sanno che i giudici non protestano per un loro vezzo strano, capiscono l’esigenza di chi lavora di avere regole certe e condivise. A Milano questa sera ci sarà una fiaccolata, la gente è dalla parte dei giudici, il rispetto non è mai mancato, nonostante il pressing mediatico opprimente messo in atto negli ultimi anni. Non è accettabile che le regole valgano solo per alcuni e per altri no».

Presenti in sala anche numerosi avvocati, al fianco dei giudici nella protesta contro la riforma. Ha parlato per tutti l’avvocato Fiorentino: «La riforma non consta solo nella divisione delle carriere. Questo è solo un pretesto per coprire altre cose più urgenti. La magistratura deve rimanere indipendente per tutelare la democrazia. È importante sottolineare i legami e le cose che ci accomunano piuttosto che sottolineare solo gli attriti. Lavorare insieme è importante, per il bene della democrazia. L’ANM ha più volte portato all’attenzione delle istituzioni le proprie istanze, ma non è mai stata ascoltata». Anche l’avvocato Prestinoni è intervenuto sulla questione: «Non si deve dimenticare che è la politica di questo governo a portarci a fare simili azioni: leggi ad hoc, campagne stampa denigratorie, tutela esclusiva di questo o quell’interesse. Tutto ciò non aiuta e crea un clima di discredito su tutta la magistratura. Vorrei citare Luigi Einaudi, per riassumere tutta la questione: il magistrato è quella persona che non deve avere nulla da sperare e nulla da temere, da nessuno».

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Pubblicato il 24 Novembre 2004
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