Canziani: «Con la terza pista cancelleranno Tornavento»
Il sindaco torna a chiedere risposte sull'ampliamento dell'aeroporto: «Governa la Sea, è inaccettabile»
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Riceviamo e pubblichiamo Indicare gli obiettivi è compito della politica. Governare il territorio e stabilirne i suoi cambiamenti spetta esclusivamente alle istituzioni. Ma questo a Malpensa non sta accadendo. Qui a Lonate è una società per azioni che sta decidendo al posto delle istituzioni. E’ un privato che sta gestendo il progetto di realizzazione della terza pista. Questo è inaccettabile. Noi vogliamo che dei livelli istituzionali superiori si assumano la responsabilità della scelta della terza pista. Noi pretendiamo che i livelli istituzionali superiori ci spieghino perché la vogliono e a quale condizioni. Perché fare la terza pista significa delocalizzare, cioè cancellare, l’intera frazione di Tornavento e con essa le duecento famiglie che lì abitano. E noi non assisteremo in silenzio alle manovre di una società per azioni che vuole sfrattare duecento famiglie. Una scelta improponibile, inaccettabile, profondamente ingiusta e irrispettosa della dignità delle persone e dell’identità del territorio. Negli anni scorsi lo Stato ci ha imposto le sue decisioni. A colpi di decreti ha stabilito cosa il territorio poteva e doveva sopportare. Prima il decreto Ronchi-Melandri ha fissato dei limiti alla portata dell’aeroporto, ma sono stati disattesi, così il decreto D’Alema ha legalizzato la situazione esistente, chiarendo, però, che Malpensa poteva continuare a coesistere col territorio rispettando alcune condizioni, cioè quelle contenute nell’allegato A. Ma ad oggi l’unica condizione attuata è stata la delocalizzazione di circa 190 famiglie di Lonate. Perché da tre anni a questa parte le rotte sono sperimentali e gli interventi per migliorare la qualità della vita delle popolazioni locali non sono stati attuati. Tutto questo significa una sola cosa: Malpensa non è compatibile con il territorio. L’ulteriore dimostrazione è la vicenda della terza pista: per farle posto gli abitanti di queste zone se ne devono andare e un’intera frazione deve sparire per sempre dalla cartina geografica. Ma a tutto questo diciamo basta e oggi chiedo con forza, a nome dell’intera comunità locale, che le istituzioni si esprimano per fare rispettare la soluzione prevista dal decreto D’Alema, che è già una scelta di compromesso davvero pesante per il nostro territorio. Giovanni Canziani |
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