Fumagalli: «Varese, città europea, snobbata da Bruxelles»

Il sindaco Fumagalli tuona sulle decisioni dell'Ue che non premiano l'attitudine europeista della città giardino

Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’intervento del sindaco Fumagalli che propone una nuova destinazione per l’European Food Safety Authority, da Parma a Varese

La decisione arrivò alla fine dell’anno scorso: l’Ue aveva scelto Parma come sede della nuova European Food Safety Authority. Per dirla in italiano una sorta di imponente struttura con competenze sanitarie e alimentari sulla origine e la qualità dei prodotti agricoli. L’ok di Bruxelles alla città emiliana, salutato con grande entusiasmo dal nostro Paese, metteva così fine al lungo braccio di ferro sulla scelta della sede più idonea per ospitare il nuovo “gotha culinario”. In lizza con Parma c’era la capitale della Finlandia. Avete sentito bene: Helsinki. Premesso che solo certi burocrati di Bruxelles potevano sapere quali prelibate tradizioni alimentari potesse vantare la città delle renne, alla fine la gelida Helsinki dovette comunque ammainare bandiera bianca di fronte alle qualità e alla storia del prosciutto e del parmigiano. Una decisione doverosa quella dell’Ue che, però, oggi rischia di cozzare contro un inconsueto scoglio burocratico. A Parma manca una scuola. Calma, nessuno sta dicendo che nella città emiliana l’istruzione sia un optional. Perché non stiamo parlando di un istituto qualunque, ma di quello europeo.

In Italia c’è una sola città che può vantare una scuola europea, e quella non è Parma bensì Varese.

Ora, qualcuno potrebbe chiedersi che cosa c’entri la formazione scolastica con la nuova Authority alimentare. E invece c’è qualcosa da sapere. Perché proprio qui si cela lo scoglio.  

Il problema è quasi tutto logistico. Gli oltre sessanta funzionari provenienti da tutta l’Unione, chiamati a lavorare nel nuovo centro che dovrà difenderci da dannose stranezze culinarie e nello stesso tempo dare una mano alla genuinità dei prodotti, hanno scelto come luogo di residenza non Parma ma Varese. Il motivo? Semplice: nella città giardino c’è una scuola che risponde alle esigenze della famiglie straniere interessate.

Il personale assunto preferisce così fare quotidianamente avanti e indietro pur di permettere ai propri figli di frequentare l’istituto europeo, ritenuto più idoneo e completo per la loro formazione. 

“Ma non è solo questo il motivo che ha spinto le famiglie a scegliere Varese come luogo di permanenza durante la loro attività lavorativa nel nuovo centro emiliano – fa sapere il sindaco Aldo Fumagalli – . Queste famiglie sono venute a conoscere Varese per la presenza della scuola europea e ne sono rimasti positivamente impressionati. Ci hanno spiegato che la nostra città è più a misura d’uomo, più vivibile; con paesaggi mozzafiato, per la comodità dell’aeroporto internazionale di Malpensa, la vicinanza al mare e alla montagna. Sono tanti i motivi che li hanno spinti a trovare casa qui anziché sistemarsi a Parma”.

 

“Questo ha creato – continua Fumagalli – una serie di problemi ai quali stiamo cercando di mettere mano. Una delle possibili soluzioni potrebbe essere quella di chiedere ad Alitalia di mettere a disposizione una navetta aerea giornaliera che possa spostare in orari prestabiliti i lavoratori da Varese all’aeroporto di Parma”.

Ma questa situazione lascia ampi spazi di critica. Ed è proprio il primo cittadino di Varese a puntare il dito contro la frettolosa, e forse lobbistica, decisione di scegliere Parma.

“Sia chiaro: nulla contro la città emiliana. Mi chiedo soltanto perché a Bruxelles non siano stati più attenti nel scegliere la sede. Se avessero preso in considerazione tutti i parametri e non solo quelli alimentari, avrebbero capito che la decisione migliore per la nuova sede dell’Authority era Varese. A premiare la nostra città ci hanno comunque pensato le famiglie straniere, e questo è per noi un motivo di orgoglio”.

Quindi Fumagalli non si lascia sfuggire l’occasione per attaccare l’Europa delle lobbies e delle burocrazie.

“La nuova Authority alimentare sarebbe stata per l’Europa un’occasione per potenziare il centro di ricerca di Ispra. Da tempo Bruxelles parla di un rilancio in grande stile della struttura del varesotto ma evidentemente fa finta di niente. Ispra si era candidata per il nuovo polo europeo della chimica ma è stata estromessa. Forse il nostro territorio è stato sacrificato da Prodi per consegnare a Parma lo scettro alimentare? E con quali risultati? Che i lavoratori stranieri dell’Agenzia alimentare sono venuti a vivere a Varese. Sarebbe stato meno oneroso per la comunità internazionale, e più comodo per gli stessi dipendenti, che la nuova struttura europea fosse sorta da subito a Varese”.

Insomma, Varese aveva tutte le carte in regola per guadagnarsi quel posto e invece… E allora passi che alla fine sia stata premiata Parma. E passi pure che Ispra sia stata snobbata anche come futuro punto di riferimento europeo per la chimica, ma c’è qualcosa che non torna.

“Soprattutto non tornano i conti – tuona Fumagalli – . Hanno boicottato Varese e il suo territorio”.

“Sbaglio o nel 2003 Scanzano, secondo i progetti del governo e dietro investimenti miliardari, doveva essere il deposito nazionale delle scorie radioattive di tutti i centri nucleari dismessi in Italia. Alla fine, dopo mesi di mobilitazioni da parte di un’intera Regione, l’Esecutivo decise di congelare la decisione. Non spetta a me esprimere giudizi sull’idoneità di questo o quel sito ma le cifre che giravano intorno a quel futuro deposito erano da capogiro. Mi chiedo allora perché il nostro territorio, che da anni dismette e tratta le scorie radioative, non veda mai il becco di una lira. Lo chiedo ai vertici di Bruxelles, ed in particolare a Romano Prodi, che si dice molto attento alla “sua” Italia”.

“Varese – sottolinea Fumagalli –  è stanca di subire i personalismi di certi signorotti. Qualcuno mi deve spiegare perché la nostra provincia sia una delle zone d’Italia, e forse d’Europa, con la più alta concentrazione di malattie tiroidee e leucemie. Un caso? Non credo. Allora i finanziamenti promessi per quel fantomatico sito unico a Scanzano perché non sono mai stati dirottati nel varesotto che da decenni “stocca” scorie radioattive?”.

Nessuna accusa, ci tiene a precisare il sindaco di Varese, ma solo alcune domande “alle quali la nostra terra e i nostri cittadini chiedono   risposte”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 marzo 2004
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