Legge 194, difendere oggi la conquista di trent’ anni fa

L’incontro organizzato ieri sera giovedì 9 febbraio dal Pdci. “Uscire dal silenzio” la parola d’ordine delle donne

«Uscire dal silenzio». A un mese dalla manifestazione che il 14 gennaio ha (ri)portato in piazza duecentomila donne in difesa della legge 194 del 1978, la parola d’ordine è ancora una volta mobilitarsi per difendere i diritti conquistati trent’ anni fa.
L’occasione questa volta è stato un incontro organizzato dalla sezione bustocca del Partito dei Comunisti Italiani (Pdci), che ieri sera giovedì 9 febbraio a Villa Tovaglieri ha riunito quattro relatrici per «dare un segnale politico forte dentro e fuori l’Unione – spiega la moderatrice Nuccia Cavalieri (Pdci) -: questo Governo sta chiudendo la legislatura con un vero e proprio attacco alla donne. Siamo finalmente uscite da un silenzio decennale e dobbiamo tornare a combattere per i nostri diritti».
Diritto o meno ad abortire, ma anche diritto alla maternità. «La 194 non è una legge sull’aborto – spiega la ginecologa Fiorella Gazzetta, impegnata già nella gestione del primo consultorio attivo a Varese – ma sulle “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”. I consultori e in seguito la 194 sono nati per tutelare la maternità responsabile, non certo con l’intento di creare degli “abortifici”». Il ricordo è andato quindi alla «trasversalità che trent’anni fa esisteva fra le donne, dalle cattoliche alla laiche, nel comprendere l’importanza di questi strumenti. Abbiamo cercato di renderli il più possibile accessibili alle donne a cui volevamo riferirci, le lavoratrici in condizioni economiche svantaggiate, di promuovere l’informazione sessuale nelle scuole: ma non c’è stata la volontà e l’attenzione nel recepire le richieste delle donne e loro si sono a poco a poco allontanate per rifugiarsi nel privato».
La manifestazione di Milano, era nata proprio per dire no alla revisione della 194, per rivendicare il diritto all’autodeterminazione delle donne, per ribadire la laicità dello Stato e  per difendere la rete dei consultori pubblici.
«Anche a Varese non è stato difficile formare in poco tempo un comitato con oltre 100 donne, fra cui molte giovani»: è sicuramente lei la più diretta fra le quattro relatrici, Gabriella Sberviglieri, del Comitato Usciamo dal Silenzio varesino.  «Donne che chiedevano e chiedono il riconoscimento dei diritti conquistati, della libertà e della propria sessualità. Ma anche la tutela della maternità, senza che qualcuno si permetta nuovamente di far credere che viviamo in una società in cui l’aborto è una scelta leggera fatta da donne che non hanno voglia di “impegnarsi”. La sensazione, è che ci stiano presentando il conto delle lotte fatte in passato e che una parte della società cattolica non ci ha mai perdonato: se decidi di non partorire con dolore, allora dovrai abortire con dolore».
Un conto, che secondo l’assessore alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze Immigrazione, Pace del Comune di Mantova nonché candidata per il Pdci alla Camera dei Deputati alle elezioni del prossimo 9 aprile, Monica Perugini, «ci sta portando verso lo svuotamento della struttura pubblica. Non più prestazioni garantite in quanto bisogni dei cittadini, ma potenziali fonti di business, che vanno garantite solo a chi da solo o attraverso il privato proprio non ce la fa.  Avevamo raggiunto delle conquiste culturali straordinarie, fra cui il diritto alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Un futuro governo di centro sinistra, non dovrà mediare sulle questioni giuridiche, ma sottolineare sempre la necessità di battersi per questi diritti».
E un invito a uscire dal silenzio, lo ha rivolto anche Maria Pellegata, Segretaria Regionale Pdci, ma non alle donne a e alle nuove generazioni, ma al “Movimento per la vita” e alla Cei (Conferenza Episcopale Italiana). «Cosa dice il Cardinal Ruini quando il Governo vara in extremis una legge sulla legittima difesa che equipara la vita alla proprietà? Che cosa dicono quando ci troviamo di fronte a una società dove i giovani non possono crearsi una famiglia per problemi economici e non di egoismo, come vogliono farci credere? Stanno in silenzio, mentre il Governo, che dalla commissione di inchiesta sui consultori non ha ottenuto i risultati che sperava, stanzia dei fondi per i volontari del “Movimento per la vita” che andranno a lavorare nei consultori».
Nessun dubbio quindi che, almeno per le, in verità poche, donne riunite ieri sera l’obiettivo, sui cui si giocherà anche la campagna elettorale del Pdci, sarà quello di «uscire dal silenzio – conclude Sberviglieri – e ricostruire quella massa critica che in passato ci ha permesso di conquistare i nostri diritti e che oggi deve spingerci a difenderli».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2006
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