Referendum: chi voterà SI, chi voterà NO

Le diverse posizioni dei partiti e della società civile ad una settimana dalla consultazione referendaria

I sostenitori della riforma costituzionale sono in primo luogo tutti i partiti del Centro-Destra a partire dalla Lega Nord per cui la battaglia per la devoluzione ha assunto un significato simbolico. “Padroni a casa nostra” si legge sui tanti manifestoni verdi, la difesa della propria identità territoriale è sempre stata prioritaria per il Carroccio. 

Fu Gianfranco Miglio, uno dei pochi intellettuali ad aver militato nel partito di Bossi, il primo a redigere un progetto di revisione costituzionale all’inizio degli anni ’90. La costituzione migliana non ebbe però gli sbocchi desiderati. La Lega abbandonò temporaneamente l’idea di riformare l’ordinamento e inaugurò la stagione del secessionismo a metà degli anni ’90. Il ritorno al federalismo fu segnato dalla nuova parola d’ordine dei padani: devolution. Le misure che avrebbero dato alle regioni pieni poteri su scuola, sanità e polizia saranno la contropartita promessa da Berlusconi a Bossi per il suo ritorno nella Casa delle Libertà dopo lo strappo del ’94.

Se al referendum passeranno i SI sarà un vittoria prima di tutto per la Lega Nord, ma è vero anche che la legge contiene molte norme care a Forza Italia e Alleanza nazionale. Nella svolta in senso “dirigista” dei poteri del presidente del Consiglio è facile intuire lo zampino di Alleanza Nazionale, da sempre favorevole ad un governo forte. Posizione condivisa anche da F.I in particolare dal suo leader: l’imprenditore Berlusconi, non ha mai nascosto una certa insofferenza verso gli strumenti di controllo e garanzia previsti dal nostro ordinamento.
Meno definita la posizione dell’UDC. La direzione nazionale del partito di Casini ha annunciato che si schiererà per il si al prossimo referendum, tuttavia ci sono non poche voci discordanti all’interno del suo partito a partire da Bruno Tabacci. Il parlamentare che si è sempre distinto per la sua indipendenza sia all’interno del partito che nella coalizione, ha pubblicato sul suo sito una lettera aperta agli elettori in cui spiega perché voterà no. Sempre da brunotabacci.it è possibile aderire al comitato dei No compilando un form.

“Un si con la coda di paglia, non mi sta bene né il si, né la coda di paglia” dichiara Marco Follini, altro “inquilino scomodo” della coalizione del centro destra, che seguirà le indicazione della coalizione, ma turandosi il naso. Le fratture all’interno dell’UDC riflettono un’analoga divisione all’interno del mondo cattolico. La CEI, a differenza dell’ultima consultazione referendaria, questa volta ha invitato i cittadini a non disertare le urne, pur senza dare indicazioni di voto. “Votare è un dovere civico ancor più rilevante, un’espressione di fedeltà alla repubblica” scrive il Sir  (Servizio di informazione per la chiesa cattolica). Più definita la posizione dell’azione cattolica milanese del cardinale Tettamanzi che sul sito incrocinews.it si è apertamente schierata per il No. Analoga la posizione delle Acli, mentre a C.d.o., organo economico e politico di Comunione e liberazione segue la CEI non dando indicazioni di voto. Critica comunque CL riguardo l’opportunità di far decidere ai cittadini su materie tanto lontane dalla vita dei cittadini.
Posizioni decisamente a favore del No tra i partiti di Centro-Sinistra che contestano innanzitutto il modo in cui una riforma di questo tipo è stata votata. Su modifiche tanto radicali al testo costituzionale si deve cercare la massima intesa possibile tra le forze politiche e non imporle a colpi di maggioranza, sostengono i partiti dell’Unione.

Diverse poi le critiche sul merito della riforma. In particolare il centro sinistra condanna il carattere contraddittorio di una serie di misure che uniscono un federalismo separatista a forme di neostatalismo” secondo una definizione di Piero Fassino.
Un No che non significa un rifiuto ad un operazione di riforma dell’Ordinamento italiano. “Occorre avviare una nuova aprire poi una fase vera di riforme necessarie ad aggiornare la Costituzione e dare maggiore efficienza alle istituzioni” sostengono i Ds.
Un’importante sponda l’Unione la trova nell’associazione dei costituzionalisti. Sul loro sito è pubblicato un articolo a firma di Augusto Barbera e Stefano Ceccanti (docenti ordinari rispettivamente all’università di Bologna e a “La Sapienza” di Roma) dove alle critiche alla riforma si accompagnano spunti e riflessioni per un rinnovamento efficiente della carta Costituzionale.  

Diversi sono i comitati civici, le associazioni e i sindacati in favore del no:
http://www.referendumcostituzionale.org/
http://www.salviamolacostituzione.net/
http://www.arci.it/news.php?id=7134
http://www.flcgil.it/notizie/news/2006/giugno/referendum_costituzionale_il_25_e_26_giugno_tante_ragioni_per_votare_no
http://www.anpi.it/costituzione/index.htm

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 giugno 2006
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