Diario Aperto: i blogger italiani si raccontano

Ai blocchi di partenza una ricerca promosso dall'Università di Trieste, per un'analisi della società al passo coi tempi

Dinamico, moderno e completamente interattivo: il mondo dei blog, definito in gergo blogosfera, é già oggi una delle frontiere del giornalismo e del concetto di community. Per questo recentemente è ormai una moda pubblicare statistiche e “verità di fede” su questo mondo, definito dal Time protagonista del 2006. Ma chi sono in realtà i blogger? Tra sentenze e parole che si sprecano, forse, nessuno si é mai preoccupato di chiederlo in modo coerente ai blogger stessi, almeno fino ad oggi. Le cose, infatti, potrebbero cambiare con il progetto Diario Aperto, nato da una collaborazione tra SWG, Splinder, Punto Informatico e l’Università di Trieste.

Questa ricerca, veicolata da un blog, proverá a fare chiarezza sulla blogosfera italiana, attraverso dei questionari realizzati in collaborazione con i blogger stessi. Per capire meglio in cosa consista questo studio ne abbiamo parlato con il responsabile di progetto di SWG, Enrico Maria Milič.

Oggi, ormai, la parola blogger è sulla bocca di tutti, ognuno ne parla, con editoriali, statistiche e ricerche. Cosa distingue il vostro approccio?

«Tutti parlano di blog, ma non mi sembra che ci siano molte ricerche vere e proprie su quello che pensano i blogger di lingua italiana: di blog in Italia si è iniziato a parlare molto, però la verità è che se ne parla senza la grande consapevolezza, né da parte dei blogger celebri, le blogstar, né da parte dei giornali».

Come è nato l’incontro tra le quattro realtà diverse che contraddistinguono il prestigio della vostra ricerca, cioè SWG, Splinder, Punto Informatico e l’Università di Trieste?

«Ad Swg da marzo io sto curando le strategie di sviluppo delle attività su internet, tra le quali ha avuto risalto l’instant poll delle politiche 2006 realizato sul web, in collaborazione con Libero. Ora l’esperienza prosegue con questa attivitá.

Punto Informatico è stato contattato perché si trova all’interno delle dinamiche più profonde della rete italiana: il suo è un pubblico di gente anche molto esperta ma anche di gente che vede quel che succede sia all’estero che all’Italia.

Con l’Università di Trieste abbiamo collaborato poco dopo l’esperienza delle elezioni, che ci ha portato a riconoscere che online c’è un pubblico interattivo forte, da scoprire».

In questi giorni la vostra ricerca sta partendo con un approccio particolare: state chiedendo ai blogger stessi di proporre delle domande che comporranno il loro questionario. Perchè questa scelta?

«In molti hanno ironizzato su un approccio che ricorda il detto “fatti una domanda e datti una risposta”. In realtà ha senso dal punto di vista della ricerca scientifica, una ricerca di opinione deve essere pensata come coprodotta tra chi è intervistato e chi intervista. Una realtà fortemente interattiva come quella dei blogger doveva necessariamente essere interrogata così. Ogni intervista, ogni questionario è una forma di conversazione. Non lo dicono solo i blogger ma lo dicono in sociologia».

Dite spesso che sulla stampa si ha un’immagine stereotipata del blogger, cosa intendete?

«L’immagine classica del blogger, ne ha scritto anche Luca Sofri sul suo blog, è quella del ragazzino, del teenager che scrive dei pensieri sul suo blog per esibizionismo, manie da grande fratello, predisposizione alla psicanalasi freudiana. Secondo noi, anche a nome di Splinder e dell’Università di Trieste, è più interessante e complesso vedere il blog come nuova opportunità. Il blog è porta di una societá nella quale è possibile comunicare senza controllo. Avrà ripercussioni da qui a 20 anni».

Dalle prime domande proposte, quali saranno a grandi linee gli aspetti indagati?

«Vorremmo indagare l’interazione tra gli utenti e la sfera pubblica, la sfera della comunicazione (compresa quell commerciale e il marketing). Poi molti utenti ci hanno spinto a indagare le questioni di identità, la relazione tra identità online e quella reale».

In realtà il termine blog puó essere identificato come strumento, dietro al quale come dite può nascondersi di tutto, dal diario adolescenziale al servizio informativo che fa concorrenza alle più prestigiose agenzie stampa. Crede che questo emergerà dalla vostra ricerca?

«Sicuramente sarebbe interessante dividere dei profili, cosa che tuttavia potrebbe risultare complessa. Certamente riusciremo a dire che ci sono blogger diversi, a fare dei distinguo».

Quale è stata la prima risposta dei blogger?

«Per ora contiamo 19 blog e 29 link che hanno parlato della nostra iniziativa. Senza aver fatto molto, senza aver usato la potenza di fuoco di Punto Informatico e Splinder. Tra i blog che ne hanno parlato ce ne sono anche di influenti, come Mantellini e Pandemia. Penso sia qualcosa di estremamente positivo, riusciremo ad arrivare a segnalazioni su centinaia di blog. Poi ci sarà la ripresa su riviste. Mi sembra ci sia un interesse genuino sulla cosa».

Più o meno quando avremo i primi risultati?

«Il 15 gennaio arriverà il questionario definitivo, l’8 la prima bozza. Quindi lo pubblicizzeremo, e quella fase dovrebbe durare due mesi. Ogni due settimane pubblicheremo online una piccola analisi sulle tematiche della ricerca. Alla fine dei due mesi chiuderemo l’interazione. Entro fine marzo arriverano i dati analizzati e le interpretazioni dell’Università ed SWG. Il database sarà scaricabile liberamente».

Un’altra particolarità proposta dalla vostra ricerca consiste nel creare domande personalizzate per alcuni blogger, da pubblicare sul loro sito. In cosa consiste questa opportunità?

«Daremo la possibilità ad una ventina di blogger interessati di analizzare la propria audience, di ottenere questionari particolari rivolti a quell’audience, con una valutazione anche sul blog».

Conoscere i blogger significa conoscere una realtà che mette in discussione, in senso positivo, il concetto di cittadinanza. Una realtà frenetica, della quale però è necessario sapere di più. Chiunque può partecipare a Diario Aperto, una delle prime esperienze di questo calibro in Italia. Per sapere come fare consultate questa pagina.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 dicembre 2006
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