“Ladri” di domini scaduti: la nuova moda del web

Basta un semplice motore di ricerca per sapere quando scade un dominio, e comprarlo prima dei proprietari. Un rischio che secondo un blog avrebbe messo in difficoltà anche Banca Intesa

Una piccola dimenticanza, magari un fax illeggibile che mette i bastoni tra le ruote e, improvvisamente, si rischia di perdere il proprio sito per sempre. O, peggio ancora, di doverlo comprare a caro prezzo da qualcun altro.

Questa, purtroppo, sembra essere l’ultima moda del web: "rubare" in tempo record domini scaduti da poche ore. Quando un soggetto acquista un dominio, come ad esempio "Google.it" (un esempio che di certo non rischia, per andare sul sicuro) questo acquisto non dura per sempre ma, nel caso dei domini .it, dura un anno.

Se allo scadere dell’anno ci si dimentica di rinnovare il contratto, beh a quel punto teoricamente chiunque può comprare al posto nostro quel dominio. Per farci cosa? Per rivendercelo, a caro prezzo, o semplicemente per dare popolarità ai suoi contenuti sfruttando indirizzi web ai quali noi abbiamo già dato notorietà.

Il problema è che recentemente stanno andando di gran moda alcuni sistemi in grado di monitorare tutti i domini, per avvertire chiunque della loro scadenza. Negli Stati Uniti, dove c’è meno regolamentazione, questa pratica spopola, e ci sono siti come SnapCheck o DropWatch dove si attivano vere e proprie aste per accaparrarsi domini scaduti. Per i domini .it, che sono anche maggiormente tutelati, esistono comunque delle risorse di questo tipo, anche se più difficili da individuare e meno esposte.

Il rischio è alto e concreto. Nel mese di aprile 2006 la popolare testata giornalistica Cellulari.it perse dopo 8 anni di attività il suo dominio, a causa di un fax considerato illeggibile inviato all’autorità preposta. Per diversi giorni il sito rimase irraggiungibile, perché al loro posto il dominio fu acquistato da un altro privato, la Seocom Srl, azienda di Milano specializzata proprio in questa attività di acquisto "last minute" (possiede anche i domini fuorvianti republica.it e italianmusicawards.it). Seguì una difficile causa in tribunale, vinta dai gestori del sito nel mese di maggio.

Ma, secondo indiscrezioni apparse sul web, sembra che in questi giorni si sia rischiato qualcosa di ancora più grave. Secondo alcuni blogger, infatti, è stata Banca Intesa a rischiare di perdere il dominio lo scorso 14 dicembre. Il blogger di On Ajax, ad esempio, si accorse che il sito della Banca che risponde all’indirizzo www.in-biz.it risultava irragiungibile. Per questo ha provato a verificare cosa fosse accaduto a quel dominio, e attraverso il registro pubblico, accessibile a tutti con estrema facilità, si accorse che tra il 15 e il 16 dicembre più di 11 soggetti provarono a registrare il dominio in questione. Alla fine sembra averla spuntata Banca Intesa, che ha registrato il dominio il 16 dicembre. Un numero così alto di richieste, in un solo giorno, in genere è considerato un chiaro indice di tentativo di appropriazione da parte di terzi di un dominio scaduto (fenomeno sempre erroneamente indicato come Domain Hijacking). La stessa cosa, nello stesso giorno, sembra essere accaduta ad un altro dominio di Intesa, cioè intesabci.it, per il quale ci sono state più di 20 richieste.

Nel caso di una banca, il rischio è ancora più alto. Chi acquista il sito può infatti approfittarne per creare un clone dell’originale, attraverso il quale acquisire dati sulle carte di credito. Questa attività criminale è definita phishing, fenomeno del quale la banca è già stata vittima attraverso l’uso di siti dall’indirizzo simile, o plausibile.

Ovviamente, che si faccia per reato o per semplice appropriazione di un dominio popolare, questa pratica è decisamente rischiosa e la legislazione italiana non sembra certo tanto favorevole o flessibile quanto quella Usa. Ma come ci si può difendere? Stando attenti, e approfittare di alcuni nuovi servizi di registrazione che oggi si occupano autonomamente di rinnovare il dominio per noi. Se il danno è stato fatto, purtroppo, l’unica soluzione sembra essere il tribunale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 dicembre 2006
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