Il lungo viaggio delle campane di Malnate

Dall’Emilia, la tradizione campanaria che ha sfornato "strumenti" suonati da campanili di tutt’Italia, Varesotto compreso

A 54 chilometri da Reggio Emilia, lungo la strada appenninica che, dopo avere raggiunto il passo del Cerreto, scende al mare di La Spezia, appena superata la bella cittadina di Castelnovo nei Monti una serie di campane montate su supporti o depositate in alcuni spiazzi attorno a un vasto edificio, segnala la presenza di una fonderia celebre in Italia e nel mondo: quella della  famiglia Capanni. Una fama meritata perché l’azienda è deepositaria di un patrimonio culturale e di una  professionalità che risalgono alla metà dell’800, quando divenne unica erede di una grande tradizione campanaria del territorio montano che risale addirittura al 1500.
A Castelnovo infatti nei secoli scorsi diversi fabbri scelsero di specializzarsi nella fusione di campane: sempre se ne andarono, anche in regioni lontane, a soddisfare le richieste pervenute da castellani e vescovi.
Il servizio era a domicilio, cioè le campane venivano realizzate nei pressi delle chiese e solo nell’800 con il progresso dei trasporti i maestri campanari cominciarono a fondere nelle loro officine.
A Castelnovo la famiglia Betalli per lungo tempo e sino alla fine del ‘700 fece una grande promozione della scuola campanaria e del territorio reggiani. La loro eredità venne raccolta dai Capanni.
Alla fine degli Anni 50 l’ingegnere Enrico Capanni (nella foto), pronipote  di Paolo 
che un secolo  prima aveva lanciato la famiglia nella nuova attività aziendale, realizzò un concerto di campane per la chiesa della lariana Casnate e lo presentò alla fiera di Milano. Fu un successo, il parroco della nostra Arolo subito si prenotò, il passaparola fece il resto e oggi sono numerose le loro campane che chiamano a raccolta anche i fedeli delle nostre parrocchie.
Malnate nel 1953 si affidò ai Capanni: le campane furono poi benedette dall’arcivescovo Montini, futuro papa Paolo VI.
Anche le campane, dopo decenni, necessitano di controlli e revisioni, ecco perché quelle malnatesi di recente hanno fatto il viaggio in Appennino prima d essere ricollocate a dimora.
Il procedimento per la fusione delle campane non è mutato nel tempo, si fanno i modelli in cera d’api e in terra, poi si passa alla colata in una grande buca. I Capanni dagli anni ’50 a oggi hanno realizzato 24 mila campane, la più imponente, dopo la notissima “Maria Dolens” di Rovereto, è quella del santuario polacco di Lichen.
I fonditori di Castelnovo sono veri assi nella realizzazione di campane di grande musicalità; sono un riferimento internazionale e il loro mercato è globale da decenni.
Le campane ancora oggi sono un importante mezzo di comunicazione dopo avere accompagnato nei secoli il progresso della nostra civiltà.
La Lombardia nel passato ha avuto ben otto fonderie di campane, una delle quali era la Bianchi di Varese, che però ha cessato l’attività alcuni decenni or sono. La più famosa è stata la milanese Barigozzi alla quale si deve anche la realizzazione di importanti monumenti della metropoli.

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Le campane tornano a casa 4 di 10
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 aprile 2007
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