Ancora polemiche sugli alberi abbattuti a Lavena

L'autore del blog non crede alle buone intenzione dell'impresa. Il sindaco Roncoroni:«Fiducia nella comunità montana ma vigileremo sul cantiere»

Continua a far discutere il paese l’operazione di disboscamento in atto a Lavena, frazione di Lavena Ponte Tresa, nell’area dell’ex grotto Bagat. Interviene nuovamente sulla questione il creatore del blog in difesa di Lavena Gianluigi Pozzi il quale porta avanti la battaglia su tre fronti. Quello principale resta l’area Bagat replicando alle affermazioni espresse in precedenti articoli dal tecnico della comunità montana Montorsi e dell’assessore alle foreste dell’ente montano Sartorio, così esprime Pozzi nella sua lettera.

«Leggendo le dichiarazioni
dei sigg. Danesi, Montorsi e dell’Assessore Sartorio si dovrebbe convenire che
il disboscamento in corso nell’area Bagat sia meritevole di tutto il rispetto.
Il fatto però è che noi non ci siamo svegliati una mattina con l’intenzione di
fare gli ambientalisti della domenica o di rendere la vita difficile al sig.
Danesi che fa l’imprenditore e che quindi è logico che faccia i suoi interessi.
Se abbiamo reso pubblica tramite Varese News la questione è perché da documenti
recentissimi a noi indirizzati risulta che i settori Amministrativo e quello
Tecnico del nostro Comune di pericoli di dissestamento – addirittura
paragonabili alla frana di Cremenaga – non ne sapevano assolutamente nulla.
Anzi in quei documenti si parla di richiesta di intervento della Forestale la
quale avrebbe rilevato irregolarità nel disboscamento in atto e bloccato i
lavori.

Stiamo parlando di una zona
nella quale da moltissimi decenni ci sono sempre stati un grotto, un ristorante
e delle abitazioni e che mai durante gli anni è stata toccata da smottamenti o
alluvioni che invece hanno colpito diverse volte altre zone similari di Lavena.
La dimostrazione di questa mancanza di pericolo idrogeologico sta nel fatto
che, negli ultimi anni, in quella zona è stato costruito l’impianto di
captazione delle acque del lago, che sia il vecchio ristorante che il vecchio
grotto sono stati ristrutturati con ampissimo aumento di volumetria e che nel
maggio di questo anno il sig. Danesi ha ricevuto la licenza per ristrutturare
una delle tre abitazioni esistenti – con relativo aumento volumetrico – senza
che per nessuna di queste opere siano stati richiesti lavori di messa in sicurezza del pendio.


Se dal 2004 esisteva una
autorizzazione di disboscamento non si comprende come, in presenza di un
possibile pericolo, i lavori di messa in sicurezza del pendio, solo ora
giustificati con l’aumento del peso di piante in parte centenarie, siano
iniziati solo allo scadere della stessa malgrado la presenza di abitazioni e
ristoranti frequentatissimi.
Infine in tutta la parte a monte di Lavena sono stati
edificati agglomerati abitativi a ridosso della parte montuosa e in nessun caso
– nemmeno in quelli di prossima costruzioni – si parla di necessità di
interventi su i pendii che nella loro composizione di piantumazione e geologica
sono simili a quella della zona Bagat.


Tutte questi fatti sono ben
conosciuti dall’Assessore Sartorio che frequentando da anni con diverse
funzioni l’ufficio Tecnico del Comune di Lavena Ponte Tresa conosce tutti i
progetti portati a termine e quelli in corso e quindi potrà comprendere il
nostro scetticismo sulle argomentazioni che – a posteriori – dovrebbero
giustificare il disboscamento in atto. Abbiamo chiesto alla Comunità Montana
ragguagli precisi sull’autorizzazione rilasciata nel 2004 e quando li
riceveremo avremo forse un quadro meno fumoso della situazione perché credere
che un imprenditore a sua spese vada a disboscare completamente un pendio che
nell’arco di decenni non ha mai dato grossi problemi solo per poi provvedere a
una nuova piantumazione è qualche cosa da libro “Cuore”; cioè una favola».

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Vittorio Roncoroni ha detto la sua opinione sull’operazione in corso all’ex-Bagat:«Pur esprimendo la massima fiducia nell’ente montano, nel suo assessore e nei suoi tecnici – spiega Pietro Roncoroni – dobbiamo ammettere che l’intervento ha lasciato in me qualche perplessità iniziale. Sono sicuro che la comunità montana sarà in grado di far rispettare all’imprenditore che sta operando, tutte le fasi di lavoro previste. Dopo il disboscamento ci aspettiamo che la montagna sia messa in sicurezza e sia ripiantumata in maniera adeguata. Da parte nostra vigileremo insieme al comitato e a tutti quelli che hanno a cuore il nostro paesaggio perchè tutto si svolga nella legge e con i sistemi adeguati»

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2007
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