Un sabato di festa alla Settembrini

Il valore di un pomeriggio di festa per genitori e alunni della primaria di Velate, raccontato da uno dei protagonisti

Riceviamo e pubblichiamo

La scuola "Settembrini", a chi non è nota, appare al termine di una via stretta che si chiama Dora, quasi inaspettata, piccola e colorata d’arcobaleno in facciata.
La scuola che abbiamo dentro ognuno di noi, da sussidiario, quasi immagina archetipica, anche se abbiamo frequentato scuole di città fatte a casermoni. Abituati a tutto ciò che è grande ed un po’ finto: supermercati con verde controllato da cooperative di fioristi, rotonde sponsorizzate, parcheggi sotterranei, palazzoni a facciate contigue con uffici e corsi professionali insieme, edifici diroccati con bagni però senza barriere architettoniche, rimaniamo benevolmente colpiti dalla scuoletta velatese a misura d’uomo. A misura di piccoli uomini e donne in crescita.
Compìta come ci si aspetta che sia una scuola elementare. In questo quadretto paesano un po’ bucolico, per noi adulti un po’ nostalgico di suoni ed odori e verde che possiamo ritrovare solo negli occhi dei nostri figli, sabato 13 ottobre si è svolta la "Festa d’autunno", una delle tante che vediamo promosse in questa stagione ed ancor più gradite in un autunno garbato e riflessivo come questo.
Di sole tiepido che pare portarci a braccia tra l’estate e l’inverno senza farci troppo inquietare. I bambini della Settembrini solitamente non frequentanti il sabato, si sono recati, in uno dei rientri previsti dal monte ore, nei boschi circostanti questo perimetro benefico. Accompagnati dalle maestre e da 5 guardie ecologiche hanno scoperto con mani, piedi, occhi, nasi e pelle l’ecosisitema bosco. Di questo entusiasmante incontro che non ha eguali nei libri patinati ne sono stati testimonianza i racconti al rientro e le gote rosse ed il tesoro nascosto negli zaini. Qualcuno dice che è il setting che fa la differenza, in questo caso nulla si ripete con la malìa di questi incontri fatti di quel giorno specifico e quelle guardie e quelle maestre e quei compagni. I migliori anni della nostra vita come racconta una canzone. Bambini fungo, bambine chiodino, bambini ghiande, bambine foglie colorate sono giunte alle 13.00 al campo sportivo vicino alla scuola, accolte dai genitori vin-brulè con panini, caldarroste, cioccolata intenti a tessere e ritessere intorno a loro un mondo in cui credere. Non poteva poi mancare il gioco, quello della frase celebre di Neruda: "Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bimbo che ha dentro di se’, allora ecco che il prato si è animato di giochi tradizionali come il tiro alla fune, la staffetta, il girotondo per i più piccini e…perfino gli indovinelli al nuovo preside intervenuto alla festa portando con se’ quella presenza istituzionale che par convalidare le importanze nei vissuti dei bambini. L’Associazione genitori ha organizzato, per sostenere le iniziative della scuola, un esuberante mercatino di dolciumi, piante, zucche decorate che hanno sottolineato come la partecipazione quando da vaga filosofia si trasforma in prassi esiti in luoghi nuovi non serviti da sterili lamentele su ciò che manca alla scuola per divenire realmente educante. I bambini hanno collaborato alla riuscita coccolati e contenuti da un alchemico sinergismo: lo sguardo pedagocico delle maestre e la presenza affettiva dei genitori. Quando un’agenzia educativa riesce a mettere insieme questi ingredienti, li incarna in uno spazio specifico (proprio quel posto lì e non un altro), li dichiara con metodo, diventa visibile, corre il rischio della critica, può accompagnare per il pezzo di strada che gli compete, un bambino nell’indecifrabile mondo dei segni e dei simboli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 ottobre 2007
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