Vestiti di bambù? “Qui a Busto li facciamo già”

Un progetto proposto dal Comune e sviluppato da Centrocot e alcune aziende tessili della zona

Tutto è nato da un colloquio “buttato lì” con l’allora neosindaco di Busto Luigi Farioli, che di fronte alle meraviglie tecnologiche che stava mettendo a punto e certificando il Centrocot di Busto Arsizio ha detto “ma non c’è qualcosa per i nostri sportivi? Qualcosa di bustocco doc per la maglia della Pro Patria, che rilanci il tessuto delle nostre imprese tessili?”.
C’era.

E da quel giugno, tra il centro tessile cotoniero e quelle aziende che interagiscono con il laboratorio, “qualcosa” è saltato fuori: un progetto che coinvolga un pool di piccole aziende nella realizzazione di articoli nella nuovissima fibra di bambù, la cui sperimentazione è stata condotta nell’ambito del progetto “Competere” finanziato dalla Camera di Commercio di Varese.

La fibra di bambù è una – bella –  scoperta recentissima del mondo della moda: naturale, ecologica (per farla crescere non servono pesticidi ed è completamente biodegradabile) fa traspirare benissimo ma conserva il calore del corpo, dando  una sensazione di freschezza e relax. Grazie al contenuto di pectina del miele, è salutare persino salutare per la pelle, oltre che impermeabile ai raggi UV e, grazie ad un bioagente presente nella cellulosa del bambù, è persino antibatterica e un deodorante naturale.

L’obiettivo più ambizioso del progetto era quello di mettere a punto delle linee di articoli di abbigliamento sportivo: e la prima tappa pubblica del progetto è rappresentata dagli imminenti campionati europei di Pitch and Putt (praticamente, il Golf concentrato negli ultimi metri(che si terranno dal 19 al 21 ottobre a Chia, in Sardegna:  giocatori della squadra Azzurra e di San Marino indosseranno infatti polo, calze e capi di abbigliamento in fibra di bambù testati da Centrocot  e realizzati appositamente dalle prime aziende coinvolte nel progetto  Linea Dori (maglieria intima ed esterna), C. Sandroni & C. (tintoria e nobilitazione di tessuti a maglia) e Calzificio Rede. 

Ma il disegno iniziale di Farioli prevede il coinvogimento di un numero sempre maggiore di imprese partecipanti fino a coprire tutti i segmenti dell’abbigliamento (esterno, intimo, sport attivo, relax, bagno). E il Centro Tessile Cotoniero sarà chiamato a testare e certificare le effettive performances e i requisiti tecnici delle linee di abbigliamento così create, a partire dalle reali doti di qualità, dall’impiego di fibre naturali ed innovative, dalle caratteristiche ecologiche e di tracciabilità dei prodotti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 ottobre 2007
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