L’11 settembre per noi

Rifondazione Comunista, deplorando i criminali attentati di New York del 2001, ricorda il golpe cileno del 1973 che uccise il presidente Allende democraticamente eletto e portò alla dittatura di Pinochet, con pieno coinvolgimento degli USA

Riceviamo e pubblichiamo

L’11 settembre, si commemorano i morti negli attentati alle Torri Gemelle di New York.
Un totale, ancora approssimativo dopo tutti questi anni, di circa 3700 morti.
Nessuno mai, dimenticherà quelle terribili immagini che resteranno impresse nella storia.
Certo, bisognerebbe pure ragionare su alcune cose che occorsero pochi
giorni prima degli attentati e chiedersi se la CIA, davvero non sapesse
nulla di ciò che stava per accadere.
Al Partito della Rifondazione Comunista, però, preme ricordare anche un’altra gravissima circostanza, destinata a restare nei libri di storia e cioè, il Golpe in Cile, da parte di Augusto Pinochet.
L’11 settembre 1973, tre anni dopo l’elezione di Salvador Allende che
proponeva non solo riforme a beneficio dello Stato, ma anche molte
nazionalizzazioni di grandi imprese, come quella del rame, oltre a dare la
possibilità ai meno abbienti di avere sostegni economici.
Tra le cose pensate da Allende, anche la riforma agraria.
Chiaramente, il neo presidente, tentò anche di rivedere le gerarchie militari e della polizia, proprio perché, da buon politico lungimirante, sapeva che, se qualcosa fosse accaduto, da loro sarebbero arrivati i pericoli.
La politica socialista di Allende fu causa della pesante pressione diplomatica ed economica da parte degli USA.
Ad infiammare gli animi, anche l’ingerenza della Chiesa Cattolica Romana che si preoccupava della riforma scolastica eventualmente valutata dal neo presidente.
Pian piano, durante i tre anni che precedettero il golpe di Pinochet, forze occulte e non, si preoccuparono di mistificare ciò che Allende stava facendo per il suo Paese.
Nell’agosto ’73, i Cristiano Democratici e il Partito Nazionale chiamarono in questione l’esercito cileno con la scusa che la loro Costituzione era stata prevaricata, politicamente stracciata.
In quindici giorni circa si arriva al Golpe di Pinochet. I caccia bombardarono il Palazzo Presidenziale dove Allende, come il capitano di una nave, pregò i suoi collaboratori di mettersi in salvo, ma dove lui restò seduto tranquillamente sulla sua poltrona, morendo così nell’attacco golpista. Un omicidio in piena regola, fatto passare da troppi come suicidio.
Inizia così l’era Pinochet con la quale gli USA ottengono la fine, sul nascere, della "prima democrazia socialista eletta dal popolo senza alcuna pressione".
A cosa portò la dittatura di Pinochet?
Sicuramente, all’eliminazione fisica di tutti quelli che rappresentavano un
pericolo per la sua dittatura. Intellettuali e giovani che facevano parte della sinistra di Allende; tutto il partito di Allende fu soppresso. Questa fu non solo la “politica”, se così si può definire, del Cile di Pinochet, ma contemporaneamente anche di altri Stati latinoamericani come l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay.
In Argentina, si seppe subito dei “desaparecidos” e dei bambini tolti alle madri, perché donne di sinistra o intellettuali o, ancora mogli, figlie e sorelle di coloro i quali rappresentavano "idee libere e contrastanti con quelle dittatoriali"; questi bimbi, alcuni dei quali partoriti in prigione, furono dati in adozione a famiglie legate al regime.  Per i fatti delittuosi avvenuti in Cile, la verità cominciò ad affiorare solo alla fine degli anni ottanta.

Si contarono oltre 3000 morti, alcuni uccisi, altri fatti sparire per sempre, si conobbero le torture praticate su chi non condivideva questa dittatura e migliaia di persone incarcerate senza un motivo plausibile, almeno per uno "stato di diritto".
La cosa raccapricciante, frutto dell’ideologia imperialista, è che alcuni Stati Europei, prima fra tutti l’Inghilterra, lodarono apertamente Pinochet, ridimensionando gli atti brutali che egli stesso aveva perpetrato ai danni della libertà di pensiero, di parola e di espressione.
La lady di ferro, Margareth Tacher, ebbe anche la sfrontatezza di colpevolizzare i giovani di sinistra. Nessuna parola, ovviamente, sul
fatto che nel ’73, proprio la civile Inghilterra, aveva inviato gli aerei per il golpe.
Fortunatamente, la democrazia in Cile è stata ripristinata ma, nonostante la revoca dell’immunità diplomatica al dittatore, per poterlo processare dei vari reati contestatigli, la fece franca perché definito infermo di mente, tranne che per l’uccisione in Argentina, tramite autobomba, del generale Prats, suo predecessore in qualità appunto, di alto graduato; in seguito anche per frode fiscale, perpetrata durante gli anni della sua dittatura. Fu solo relegato
agli arresti domiciliari. Si può affermare che giustizia non è stata mai fatta!

Il circolo del PRC di Busto Arsizio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 settembre 2009
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