L’etica del ragioniere contro le ragioni della politica

Riceviamo e pubblichiamo un commento del senatore Paolo Rossi (Pd) sullo scudo fiscale

Riceviamo e pubblichiamo un commento del senatore Paolo Rossi (Pd) sullo scudo fiscale

L’approvazione del provvedimento presso il Senato della Repubblica circa il cosiddetto Scudo fiscale Ter – che sarà presto confermato dalla Camera – è l’ennesima pagina buia di un Paese che fa fatica, nonostante i proclami, a guardare avanti con fiducia e a scommettere sul futuro.
L’etica del ragioniere si sostituisce ormai sempre più di frequente alle ragioni della politica, all’etica tout-court o a quello che molti fra i nostri concittadini continuano a ritenere elementare buon senso.
Siamo un Paese a due velocità: quello dei furbi, che spesso ostentano il ghigno e l’ignoranza dei primi della classe (il Paese, per intenderci, dei Moggi e dei Briatore: della sempre riproposta macchietta italica in cui la scaltrezza, fuori e dentro le regole, deve essere valutata come una forma di superiore intelligenza), e di coloro che, per la condizione in cui versano (o perché onesti, o perché lavoratori dipendenti tassati alla radice) hanno armi spuntate e nessuna possibilità di rivalersi.
È chiaro che ogni generalizzazione finirebbe per peccare di mancanza di duttilità, per confondere le acque, invece di rischiararle: sono tuttavia convinto che il consenso, ogn’ora sbandierato e agitato come una clava da questo governo, sia da ricercare non tanto e non solo nel provvedimento appena approvato, quanto nel criterio indicatore che vi è sotteso, nell’assenza di un qualsivoglia modello di società (che non sia ridotto ai proclami leghisti, dietro cui si maschera la Lumpen-borghesia benpensante ancora convinta che la ragione sia di chi grida più forte), nella difesa dei privilegi di casta o clan a fronte del progressivo svuotamento morale della società e della politica.
Lo scudo fiscale è perfettamente in linea con i condoni di cui questo governo si fece alfiere or non è molto, e soprattutto con un Paese che vanta, fra i suoi primati, un’evasione fiscale che è pari al doppio della media europea.
Politiche scellerate e maxi-condoni per evasori e bancarottieri sono solo un palliativo ipocrita; ma anche la dimostrazione di non credere più in quello che lo stesso centrodestra, da tempo ormai, stancamente ripete, e che tutto è per il meglio e inutile.
Ciò che evidentemente non si valuta è che, nel mentre si procrastina l’immagine di un Paese senza sanzioni, perfettamente in linea con una deontologia da carta di credito (pecchi prima e paghi dopo,  poi si ricomincia perché tutto è sanato, e non rimane traccia), indirettamente si calpestano quelle migliaia di cittadini che sono convinti che a dei diritti corrispondano ancora dei doveri, che vivono di stipendio e del proprio lavoro perché la vita non si riduce, come in un format televisivo, a un "rifiuto e vado avanti" aspettando che la manna cada dal cielo.
L’insistito ricorso all’amnistia svilisce il diritto e la matrice intrinseca della certezza della pena: sintomatica la risposta che ha offerto agli intervistatori Maurizio Gasparri, che ha affermato come il centrosinistra è stato capace solo di incrementare la pressione fiscale. Rigiro la dichiarazione, e mi chiedo: come deve sentirsi un cittadino onesto, una persona perbene dinanzi a questo gioco delle tre carte che vorrebbe simulare movenze d’alta finanza e che non è, invece, che bassa macelleria da gioco di società?
Non sono forse i capitali esportati all’estero frutto di operazioni fraudolente?
Per questo, naturalmente, era necessario depenalizzare il falso in bilancio, affinché, recuperati i quattrini, lo sparato rimanesse bianco e inamidato…
Non è sufficiente l’esperienza circa l’esito dei precedenti condoni?
Onesti e disonesti rimangono purtroppo tali a prescindere: eccoci dinanzi a una politica dal fiato corto, e dalle risposte insufficienti e parziali alle reali domande che la difficile stagione di crisi c’impone.
Sanando i grandi evasori non si invia forse un messaggio forte e chiaro alla categoria degli evasori in generale, che continueranno imperterriti a farsi beffe del fisco e degli onesti?
Per questo sostenevo di non vedere un progetto di società, quale che sia, dietro l’operato di questo governo: respingimenti, ronde, condoni sono solo lo specchietto per le allodole di chi è incapace di assumersi ben altre responsabilità.
Tremonti, Brunetta, Gasparri e la banda del buco ne usciranno felici e contenti, con il loro bel tesoretto, ma con le tasche vuote: evidentemente ignari di lavorare nei fatti per quelle derive "antistataliste" che dicono di voler sconfiggere a parole.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 settembre 2009
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