“Guardo mio figlio e dimentico i suoi limiti”

La nascita di un bambino down mette i genitori di fronte a una realtà diversa dalle aspettative. Accettarlo è il primo passo, pensando alle potenzialità di un figlio particolare

mostra down, carlo meazza «Congelamento. Si può descrivere così la sensazione di un genitore che scopre che il figlio che sta per avere è down. E forse è proprio in questo momento delicato che si richiede lo sforzo più grande, quello di reagire, prendere coscienza della realtà e affrontarla. Essere spaesati è naturale, soprattutto all’inizio». Rita Bartolini è una psicopedagogista varesina. Nel suo lavoro dialogare con le famiglie e aiutarle a superare quelli che possono sembrare ostacoli enormi è la quotidianità.
«Può sembrare strano ma ai genitori di un bambino down non viene chiesto nulla di più rispetto agli altri – spiega -. Hanno un compito educativo che sarà costruito in base alle caratteristiche e alle esigenze del proprio figlio e che sarà portato avanti giorno per giorno. Ma riflettiamo: anche nelle altre famiglie, dove ci sono due o più bambini, l’educazione viene “personalizzata”. Ogni bambino e adolescente è cresciuto in modo diverso perché ogni persona è diversa. Anche il percorso dell’educazione di una figlia o di un figlio nati con la sindrome di down si costruisce dunque sull’individuo e nella quotidianità. In questo modo si contribuisce a creare un futuro, nel quale la crescita è anche quella dei genitori nella loro figura di adulti». Sono tanti gli aspetti che accomunano i genitori di bambini down. Dalle paure iniziali alla crescita, dalle emozioni alla voglia di condividere le proprie eseperienze.

giovanna brebbia Giovanna Brebbia
, dirigente medico dell’Unità operativa Chirurgia generale I dell’ospedale di Circolo e organizzatrice dell’incontro “La persona down. Progettiamo un futuro adulto” in programma il 19 e il 20 novembre a Varese, ha raccolto diversi contributi scientifici ma prima di tutto porta la sua esperienza personale: «Non c’è un messaggio preciso che posso dare agli altri genitori, forse le emozioni e le difficoltà che affronteranno sono l’aspetto più complesso da raccontare  – ha commentato la dottoressa -. Ogni persona che sta per avere un figlio ha delle aspettative rispetto al futuro del proprio bambino. In questi casi però dovrà rivedere tutto e non è affatto semplice. Nel mio caso la prima cosa è stata quella di accettare quello che stava accadendo». Un passo complesso che fare da soli spesso non è possibile. «Sono molte le persone che aiutano i padri e le madri di bambini down nella crescita del loro bambino ed è importante affidarsi al loro aiuto che rappresenta un vero e proprio sostegno. Sono medici, psicologi, psicopedagogisti: persone specializzate. Quello che mi sento di consigliare è solo una cosa ed è di ribaltare la visuale: accantonare i limiti dei nostri figli e pensare in positivo, credere e stimolare le loro potenzialità. È l’aiuto più grande che possiamo dare». 
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 novembre 2009
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