L’Insubria diventa la “Biotech Valley”

Da Pavia a Lugano, passando per Como e Varese. L'Asse del Ticino mette in rete una cinquantina di realtà legate alle biotecnologie e si allarga al Tecnopolo di Lugano

asse del ticino, distretto biotechDa Pavia a Lugano, passando per Como e Varese. È questa la linea percorsa dall’Asse del Ticino, il distretto sulle tecnologie e le scienze della vita promosso circa un anno fa dal Cresit, uno dei centri di ricerca più attivi dell’Università dell’Insubria. Il progetto, in pochi mesi, ha messo in rete una cinquantina di realtà, tra imprese, centri di ricerca, università, istituzioni e ospedali legati da fattori comuni come l’elevata componente innovativa e l’interesse per le biotecnologie. Un gruppo di casi di successo che continua ad allargarsi e che proprio oggi, grazie ad un importante accordo siglato alle Ville Ponti di Varese, ha aperto le porte ad un partner strategico come il Tecnopolo di Lugano. Con la firma del suo presidente Marco Baggiolini, quest’ultimo si impegna a promuovere la crescita del distretto e a collaborare con gli altri soggetti coinvolti sul fronte della ricerca scientifica, tecnologica e professionale. «Un accordo importante – spiega il professor Alberto Onetti, direttore del Cresit e promotore di molte iniziative del distretto – che permette di creare un ponte tra le imprese lombarde e il distretto biomedicale del Canton Ticino, che rappresenta una realtà di eccellenza a livello europeo». Ma cos’è il Tecnopolo di Lugano e perché un’azienda italiana dovrebbe rivolgersi a una struttura estera per far crescere il proprio business? A questo ha risposto Baggiolini, offrendo una sintesi dell’attività del centro e dei suoi vantaggi pensati soprattutto per le imprese innovative come quelle che si occupano di biotecnologie in campo sanitario, farmaceutico e biomedicale: «La nostra struttura mette a disposizione una superficie di circa 1.500 metri quadrati e i nostri esperti offrono consulenza aziendale, consigli per chi è all’inizio della propria attività e sostegno nello sviluppo dell’impresa. Attualmente sono circa una decina le realtà ospitate nel tecnopolo».

marco baggiolini I soggetti ammessi vengono selezionati da un consiglio composto da operatori molto qualificati e specializzati in campi diversi: dall’economia alla ricerca scientifica. Alla base di tutto c’è una missione: sostenere le imprese innovative che si occupano di biotecnologie ed evitare che esse “inciampino” strada facendo a causa delle difficoltà del fare business. Un rischio quest’ultimo che non è estraneo alle aziende al alto contenuto scientifico: «Spesso – continua Baggiolini – perdono di vista il mercato, concentrandosi troppo sulla ricerca. Per far fronte ad esempio al lato finanziario, il polo cerca di mettere in relazione le imprese di successo con dei possibili finanziatori che nella maggior parte dei casi sono dei venture capital americani o del Medio Oriente». Il tecnopolo è collocato a poca distanza dall’Università di Lugano con la quale ha avviato una collaborazione, al centro svizzero di calcolo scientifico ed è in relazione con il bioparco di Zurigo. Nel suo primo anno di attività ha raccolto finanziamenti internazionali per circa 30 milioni di franchi svizzeri, creando più di 40 posti di lavoro ad alto livello. 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 novembre 2009
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