Ci vuole un nuovo modello di finanza, l’attuale è avido e in declino

Perché non inserire nel mercato del credito, sempre più agonizzante, accanto alla nazionalizzazione (più o meno formale) dei grandi colossi nuovi modelli di finanza e di banca etici e cooperativi. Di Enrico Bigli

Enrico Bigli (nella foto) non si definisce «un economista», perché non appartiene a quella ristrettissima lobby che partecipa a trasmissioni e compare ovunque e dappertutto. In realtà conosce benissimo i vari meccanismi dell’economia e soprattutto le diverse scuole di pensiero che ne spiegano e giustificano l’esistenza. Conosce i mercati, i numerosi e complicati prodotti finanziari e chi li propone, le agenzie di rating e le banche. Una conoscenza frutto di una lunga esperienza lavorativa in campo finanziario.

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Dall’inizio degli anni 90 negli USA si pianifica una politica espansiva, si vuol far crescere l’economia attraverso bassi tassi di interesse, abbondante liquidità sul mercato, forti riduzioni delle tasse.  È Greenspan (presidente della Fed) l’ispiratore di questa politica, seguita da molti stati nel mondo. In tal modo si riesce a garantire una sufficiente espansione ma cresce a dismisura l’indebitamento di stati, aziende e famiglie.

Il debito complessivo (stati, aziende e famiglie) che all’inizio del 2000 era di circa 100.000 miliardi diventa 200.000 dieci anni dopo.
Chi più, chi meno, ma in molti hanno banchettato a quest’orgia di debito, le aziende per i loro investimenti, cittadini che hanno potuto comprare casa anche senza requisiti patrimoniali e comunque a tassi convenienti, altri cittadini (specie negli USA che hanno avuto riduzioni di tasse superiori alle effettive disponibilità dei bilanci pubblici), stati che hanno erogato welfare superiori alle reali disponibilità, certo in quest’orgia di denaro c’è stato anche molto spreco di denaro pubblico e privato.
A quest’abbondanza di denaro facile, e per una sua moltiplicazione, molto hanno contributo anche i prodotti di finanza derivati che attualmente sono in giro per il mondo con una cifra  superiore ai 600.000 miliardi.
Le banche hanno spacciato denaro e molti ne hanno usufruito. Di questa droga hanno maggiori colpe gli spacciatori o gli utilizzatori?
In questi anni ogni volta che è sorta la difficoltà a ripagare i debiti si è trovato soluzione facendo prestiti per poterli pagare. È evidente che in questo modo non si può andare avanti e prima o dopo si deve provare a risanare la situazione prima del grande crack.
Certo quando si parla di salvataggio delle banche c’è salvataggio e salvataggio, diversa è l’opzione americana di entrare nel capitale (seminazionalizzare per poi rivendere, magari guadagnando, quando le cose andassero meglio) rispetto al puro spreco di denaro pubblico come il salvataggio da circa 80 miliardi appena operato con Dexia con la creazione di una bad bank (che equivale a gettare denaro dalla finestra con la speranza che il vento ne faccia tornare un po’ dentro).
Ci si domanda dell’opzione default? Tutto è possibile, certo i poveri non hanno nulla da perdere e i ricchi moltissimo, probabile una violenta crisi per poi riemergere con fatica dopo 5, 6 anni.
Io mi chiedo, è possibile inserire nel mercato del credito sempre più agonizzante accanto alla nazionalizzazione (più o meno formale) dei grandi colossi nuovi modelli di finanza e di banca etici e cooperativi che man mano crescano e sostituiscano l’attuale modelli di credito che dalla sua avidità ha determinato il suo declino?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2011
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