Dieci anni di clinica cardiologica: il bilancio del professor Salerno

In occasione del convegno che si svolgerà dal 13 al 15 ottobre a Ville Ponti, il primario della Cardiologia varesina parla della specialità e dell'offerta del territorio

Dal 13 al 15 ottobre al Centro Congressi Ville Ponti si svolgerà il convegno dal titolo "Le nuove frontiere della Cardiologia" organizzato nell’ambito dei festeggiamenti del "Decennale della Clinica Cardiologica" che riunirà a Varese tutti i Professori di Cardiologia d’Italia. 

Il professor Jorge Salerno UriarteProfessor Salerno-Uriarte, un grande convegno per celebrare i dieci anni della Clinica
 Cardiologica dell’Ospedale di Circolo, un’occasione per un bilancio dell’intensa attività svolta da Lei e dai suoi collaboratori. Può ricordare le premesse e le esigenze per la presenza dei clinici in una specialità dalla tradizione locale ricca di cultura e che già era esempio e traino per altri ospedali del Nord Ovest e del Canton Ticino.

Questo convegno è da considerare un evento di significato del tutto inusuale e perciò eccezionale. Era stato a me sollecitato da alcuni colleghi docenti universitari italiani e tale invito è stato da me raccolto con grande piacere intendendolo come un momento di incontro della Scuola Cardiologica Italiana e della Provincia di Varese, di molti cultori della disciplina cardiologica, sia ospedalieri sia universitari, e di tutti i personaggi coinvolti direttamente o indirettamente nel mondo sanitario cardiologico della Provincia di Varese, della Regione Lombardia e dell’Italia nel suo complesso. Un convegno incentrato sulle “Nuove Frontiere della Cardiologia” in occasione della ricorrenza del Decennale della Clinica Cardiologica di Varese è un momento rilevante per tutti i rappresentati della Scuola Cardiologica facente capo a Varese. È innegabile che i maggiori riflessi di un evento del genere siano in particolare locali, è inevitabile che sia così. È da 10 anni che sono a capo della Clinica Cardiologica di Varese esercitando le funzioni primariali presso l’Ospedale di Circolo di Varese ove dirigo l’omonima Struttura Complessa e dalla fine del 2002 sono Professore di Cardiologia di I fascia dell’Università degli Studi dell’Insubria. Chi mi ha preceduto come Primario Ospedaliero, l’emerito Prof. Giovanni Binaghi, mi ha lasciato in eredità dei validissimi collaboratori che bene si sono inseriti nei progetti della nuova Scuola di Cardiologia. Nel 2009, ho proposto al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi dell’Insubria prof. Renzo Dionigi l’istituzione del Centro Insubrico Italo-Svizzero per lo studio ed il trattamento delle malattie cardiovascolari (ITASCA) che ha già organizzato, fra i primi eventi di rilievo promossi dal Centro, un Convegno Scientifico che ha avuto luogo a Varese lo scorso anno e che ha riunito presso la Villa Ponti i più eminenti cultori della disciplina cardiologica del territorio insubre, provenienti da molte città del Nord-Ovest d’Italia e dalla Svizzera Italiana. 

In quale misura gli obiettivi sono stati raggiunti? Un maestro cerca sempre il meglio per i suoi allievi: ci sono state situazioni che hanno creato problemi e come le avete superate?
Ogni professore universitario che svolge attività clinica come il sottoscritto, esercita la sua professione nell’ambito di una triade inscindibile: didattica, ricerca ed assistenza. L’attività assistenziale viene da me svolta come primario della Clinica cardiologica presso l’Ospedale di Circolo fin dal 2001. A quel tempo era direttore generale dell’ospedale il dr. Carlo Lucchina, attuale direttore della Sanità della Regione Lombardia. Fin d’allora sono stato sempre messo a mio agio e così è stato per le Amministrazioni che si sono susseguite, in particolare da quest’ultima diretta dal dr Walter Bergamaschi.In passato ci sono stati momenti di disagio in particolare a metà del decennio appena
trascorso, ma ogni difficoltà è stata sempre superata con la buona volontà di tutti. Il fondamentale motto di Ippocrate, da tutti considerato il padre della moderna Medicina, “primum non nocere”, bene si applica non solo agli aspetti diagnostici e curativi della medicina ma a tutto il Governo clinico ed a tutto ciò che indirettamente o direttamente ha a che fare con il mondo sanitario. A Varese certi principi sono stati sempre applicati in maniera fedele.

Ci sono traguardi che sono stati motivo di grande soddisfazione?
Ci possiamo considerare fortunati anche dal punto di vista assistenziale in quanto nel 2007 abbiamo vissuto una esperienza esaltante, quella del conseguimento del traguardo del nuovo monoblocco ospedaliero e quindi della possibilità concreta del raggiungimento di numerosi obiettivi legati al coordinamento di una struttura complessa di cardiologia. Sempre dal punto dal punto di vista assistenziale cito inoltre la costituzione dell’Associazione ONLUS “Cuori in rete” che ha come scopo principale quello di contribuire alla gestione dell’attacco di Cuore in due dei suoi aspetti principali: il rapido ricovero in ospedale della sindrome coronarica acuta (infarto ed angina pectoris) o la prevenzione della morte Improvvisa di origine cardiaca; lo sviluppo della Telemedicina in due dei suoi aspetti principali: gestione domiciliare dello scompenso cardiaco e controllo a distanza di devices impiantati, pace-makers e defibrillatori automatici. Questi citati sono solo alcuni degli innumerevoli obiettivi raggiunti che ora sono in via di perfezionamento.
 

Oggi le istituzioni garantiscono una preparazione ottimale delle giovani leve della cardiologia?
Come è a tutti noto di ogni aspetto della formazione del giovane medico, nel nostro caso del cardiologo clinico, si occupa l’istituzione universitaria. In quelle realtà Italiane come la nostra di Varese (e sono quelle maggiormente rappresentate sul territorio nazionale) la formazione del giovane medico avviene nell’ambito di poli universitari come è l’Ospedale di Circolo. La formazione del medico Italiano è da considerare una delle migliori al mondo, se non la migliore in senso assoluto. Da quando in provincia di Varese disponiamo della scuola di specializzazione in cardiologia, 74 medici hanno raggiunto il titolo di apecialista presso la nostra scuola ed ora lavorano con successo non solo nella nostra Provincia e nella nostra Regione ma anche fuori dalla Lombardia e nel resto di Europa, in America del Nord e del Sud e in lontano Oriente. Gli operatori sanitari strutturati della Clinica cardiologica di Varese, sia ospedalieri sia universitari, partecipano regolarmente quali relatori a molti convegni scientifici in Italia e all’Estero raccogliendo sempre completo gradimento. L’Italia, è vero, manca alcune volte nel raggiungimento di obiettivi specifici ma qualche “gap” che era ben evidente in passato, ora è solo un ricordo; il quasi totale
venir meno dei “viaggi della speranza” sono la più chiara dimostrazione di questa realtà ed alcune rare eccezioni ancora oggi riportate sono solo espressione di una esterofilia quasi sempre assolutamente ingiustificata.

Che cosa ci vorrebbe in più in termini di programmi e mezzi per sviluppare studi e pratica dei giovani che scelgono di diventare cardiologi?
Com’è noto le scuole mediche professionalizzanti, fra cui quelle di specializzazione, sono un bene prezioso per l’Italia e per tutti i paesi che riconoscono il valore legale dei titoli di studio. Le scuole di medicina specialistica sono una realtà negli Stati Uniti d’America e nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Nell’ambito di alcune scuole, fra cui la cardiologia, dopo numerosi tentennamenti non giustificati e di “minacce” di sanzioni da parte dell’Europa, ci si è adeguati da quattro anni anche in Italia per numerosi aspetti dell’Insegnamento, fra cui la durata degli studi in numero di anni. Questi
sono molti, è vero, ma non può essere diversamente data la complessità della disciplina come quella cardiologica. Le scuole di specializzazione in cardiologia in Italia sono fra le migliori al mondo e non dobbiamo fare ora delle scelte sbagliate che potranno solo peggiorare quello che di buono ora è stato finalmente conseguito. A Varese, dall’anno accademico 2005-2006, si tengono in maniera regolare dei corsi post-specializzazione di master in elettrofisiologia & elettrostimolazione e dei master in emodinamica cardiaca & interventistica coronarica; tali tematiche vengono sviluppate mediante lezioni teoriche e pratiche che si svolgono in 8 diversi laboratori della Regione Lombardia in maniera alternativa e con sequenza annuale. A tali corsi partecipano cardiologi provenienti da molti centri di cardiologia non solo italiani ma anche da altri paesi europei e da altri continenti. Sono in numero oscillante fra 15-20 ogni anno e frequentano con grande profitto e sicuro inserimento successivo nel mondo del lavoro per l’alta professionalità raggiunta nel settore specifico.

In questi anni sono stati fatti progressi notevoli nella diagnosi e terapia delle malattie: quali gli obiettivi oggi nella ricerca di nuove frontiere?
Si accennava prima alla complessità degli studi medici, in particolare di quelli cardiologici. Gli studi medici sono fondamentalmente di due tipi: quelli che rilasciano titoli con significato prevalentemente accademico (Dottorati di Ricerca-PhD-) e quelli professionalizzanti (Scuole di Specializzazione e Masters). Questi ultimi come ho già detto consentono di affrontare in ambito maggiormente applicativo le conquiste innegabili che vengono fatte ogni giorno nell’ambito della ricerca clinica. Una delle concessioni maggiormente gradite nell’ambito della legge Gelmini (e sono innumerevoli le gradite novità in tale contesto riformativo), è quella di aver permesso il contemporaneo conseguimento della 
specializzazione e del dottorato di ricerca. Ciò diverrà uno strumento fondamentale per la preparazione di alcuni dei nostri allievi che avranno trasferite contemporaneamente le informazioni derivanti dalla ricerca scientifica e dal mondo direttamente applicativo; sarà in tal modo possibile il più celere raggiungimento di nuove frontiere sia nell’ambito diagnostico sia terapeutico.

Per far capire bene ai profani il progresso in campo cardiologico può accennare estrema sintesi ad alcune tappe?
Oggi l’età media si è allungata di molto, di oltre 20 anni da quando mi sono laureato in medicina, e questo è conseguenza delle maggiori possibilità disponibili sia nell’ambito diagnostico sia terapeutico. È impossibile elencare tutto ciò che oggi è a nostra disposizione. Basta però guardarsi attorno per comprendere il fenomeno, che ci limitiamo a considerare tutto ciò che oggi è nelle nostre mani solo in due ambiti, informazione e comunicazione. Tutto si è profondamente trasformato e ciò sta avvenendo anche nell’ambito della medicina in generale e della cardiologia in particolare che si avvale moltissimo di ogni progresso tecnologico. 

Il convegno non è un semplice riconoscimento al professor Salerno e al suo gruppo di lavoro, ma anche un momento di riflessione scientifica, di collaborazione e anche di apprendimento, di crescita e di novità: ce ne saranno?
Il mondo è in continua trasformazione e la tecnologia, con la “T” maiuscola è quella che maggiormente ha cambiato il nostro recente passato e cambierà il nostro futuro. La cardiologia non esisteva come disciplina autonoma non solo in Italia, ma nel mondo intero nei primi anni ’60. Io mi sono laureato nel 1970 presso l’Università di Pavia e ho avuto la fortuna di partecipare a questa “rivoluzione” come molti di quelli che si riuniranno qui a Varese per commemorare assieme alla mia Scuola questo “Decennale della Clinica cardiologica di Varese”. Ognuno è un degno rappresentate di molteplici scuole Italiane
di cardiologia, quasi sempre coordinatore di rinomate scuole di pensiero e di sapere tecnologico. Possiamo immaginare quante novità ci potranno essere negli innumerevoli settori in cui la cardiologia si suddivide.

Professore, la cardiologia varesina con l’efficienza dei suoi servizi e l’impegno e l’alta professionalità dei suoi medici ha raggiunto l’eccellenza e la mantiene nonostante la crisi economica nazionale e i tagli alle risorse decisi dalle istituzioni. E’ però evidente che l’assedio al quale la nostra Cardio City è sottoposta avrà conseguenze. Da cittadino, prima ancora che da maestro e studioso, che cosa si sente di dire a una comunità che ha sempre avuto grande sensibilità per la cura della salute e che oggi è tradita dalla mano
pubblica?
Quello che lei sostiene nella parte iniziale della sua domanda ritengo corrisponda in maniera fedele alla realtà ma sinceramente mi auguro che le fosche previsioni della seconda parte non si avverino. Ci sono molte personaggi importanti che si adoperano perché ciò non avvenga. Il nostro direttore generale Dr. Bergamaschi, assieme al bravo giornalista dr. Gianni Spartà ed ad altri amici, promuove una Fondazione “Il Circolo della Bontà” che ha lo scopo principale di riavvicinare il cittadino di Varese e del suo territorio alle sue strutture sanitarie. I varesini ed i varesotti si sono molto allontanati dalle loro strutture sanitarie e la colpa di tutto ciò è molto difficile da attribuire a singoli elementi facili da riconoscere. Sono molti i fattori che hanno contribuito a tale fenomeno diffuso in tutto il territorio nazionale e non solo in Italia: da una parte l’egoismo dilagante della popolazione del terzo millennio e la globalizzazione del mondo che ha sovvertito le nostre esigenze e dall’altra la cattiva utilizzazione e distribuzione delle risorse in un recente passato. Ritengo che le attuali possibilità non siano moltissime ma neanche poche ma è
assolutamente necessario che in futuro siano meglio indirizzate pena il completo tracollo del mondo sanitario anche nelle regioni più evolute del mondo quali la nostra.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2011
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