Per fare lezione non serve la Lim, basta la “Wii”

Un tecnico informatico che lavora in un istituto superiore di Gallarate ha progettato un sistema di lavagna multimediale, economica e di facile utilizzo

La pausa di riflessione decisa da molte scuole circa l’impiego delle nuove tecnologie nella didattica, accende in riflettori sullo stato di salute delle casse scolastiche. I continui tagli costringono a politiche di contenimento delle spese e di accantonamento di qualsiasi sperimentazione.
Eppure, la necessità di innovare e di diventare più vicini alla generazione "touch" è abbastanza condivisa. Il nodo centrale della questione, però, rimane: l’innovazione può motivare l’investimento di parecchi fondi in tempi di vacche magre?

A questa domanda risponde Giuseppe Lo Pinto, un giovane tecnico informatico di un istituto superiore del territorio: « Per innovare non occorrono le Lim, i tablet o i PC portatili. Basta qualche conoscenza del campo e un po’ di fantasia».

Ed è "smanettando" alla ricerca di una soluzione possibile che il tecnico è arrivato a ideare un sistema di "lavagne interattive" a costi modici. La sua idea ha già raccolto qualche parere favorevole: «Tutto parte dalla console "WII" ( scaricabile) che si interfaccia con il sistema bluetooth o laser infrarossi con il controller – spiega Lo Pinto – Ho adattato alle esigenza della scuola un sistema ideato da uno sviluppatore di Google. Ha il vantaggio che i docenti possono portarsi a casa il programma e prepararsi tranquillamente le lezioni. Così si supererebbe l’ostacolo emotivo della poca dimestichezza con la tecnologia».

Nella scuola, infatti, il gap tecnologico tra professori e ragazzi può scoraggiare i docenti che, timorosi di sbagliare, preferiscono i vecchi sistemi tradizionali di lezione frontale: « Basta un investimento minimale e lo studio di programmi "open source" e si possono ottenere vantaggi considerevoli».

Il problema delle finanze non è di poco conto: « Le scuole più ricche possono innovare mentre quelle con fondi più risicati rimangono indietro. Questo è un sistema che si pone nelle potenzialità di tutte le finanze. Anche perchè, non occorre dotate tutte le classi di Lim, bastano poche infrastrutture mobili che si possono spostare per le classi».

Lo Pinto crede molto nella tecnologia: « lasciando da parte un po’ di timore e approfondendo i programma "open source", si ottengono vantaggi che si potrebbero anche condividere in rete, tra scuole, in un sistema "sharing" a vantaggio di tutti».

La scuola ha voglia di cambiare. Magari ha pochi soldi, ma ha certamente molte idee.



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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 maggio 2013
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